La mensa è ancora chiusa ma qualcosa forse comincia a muoversi. Ne avevamo parlato una settimana fa insieme agli studenti e ai loro rappresentanti della Facoltà di Lettere e Filosofia; tutti ci avevano confermato la situazione di disagio. Tra qualche settimana, poi, quando il ritmo delle lezioni si farà più serrato diventerà praticamente impossibile tornare a casa o raggiungere un'altra mensa (troppo lontana) per consumare un pasto decente. Tra gli altri, a commentare la vicenda insieme a noi è stato il consigliere di Quartiere 5 della Lega Nord Toscana, Giovandomenico Guadagno, che vive in prima persona il disagio essendo anche studente universitario. "La cosa avvilente – sostiene – è che un semplice cartello comunica la chiusura della mensa a partire dal primo luglio, ma non c’è alcuna indicazione su quando verrà riaperta". Nemmno l'ufficio mensa del Diritto allo Studio Universitario è in grado di indicare una data di riapertura o di dare spiegazioni adeguate.
La perplessità del giovane esponente del Carroccio si riversa soprattutto nei confronti degli studenti che hanno diritto ai pasti gratuiti perché vincitori di una borsa di studio e si domanda "dove andranno a mangiare nel periodo di chiusura? Alla mensa di Montedomini in Via de’ Malcontenti? Peccato che sia a circa due chilometri e mezzo di distanza...".
Il giovane consigliere ha così deciso di chiamare direttamente in causa la Regione attraverso l'esponente Gian Luca Lazzeri, il quale ha deciso di farsi carico del problema e di intervenire con un'interrogazione. "Questa mattina – esordisce l’esponente del Carroccio – ho presentato un’interrogazione per capire come viene gestita la situazione della mensa. Sono inoltre curioso di capire per quale motivo si continui ad utilizzare come mensa una struttura come quella di Santa Reparata che è di indubbia bellezza artistica, ma assolutamente inadeguata come refettorio". Lazzeri si riferisce sia alla pessima gestione logistica, che crea lunghe code durante il servizio, sia all’inadeguata struttura, che richiede molto spesso lavori di adeguamento con i relativi costi e disagi e lancia una proposta. "Ritengo che la più saggia delle decisioni – conclude – sia quella di cedere l’immobile attuale e trasferire l’attività in uno dei tanti luoghi in disuso presenti nel centro di Firenze".
Intanto ad onor di cronaca l'Università ha pensato a delle misure alternative: da ieri lunedì 26 settembre c'è la possibilità di consumare pranzo e cena in via Alamanni nella mensa del Dopo Lavoro Ferroviario. Il 3 ottobre aprirà invece la mensa di via Romito; ma come è stato ribadito in più occasioni entrambe le sedi sono troppo lontane dalle aule universitarie. Allora l'unica alternativa sarà il servizio di 'colazione a sacco' con panini, acqua minerale, yogurt e frutta, da ritirare (al costo del pasto ridotto, ovvero 2 euro e 50) all’ingresso della mensa di Sant’Apollonia, sempre a partire dal 3 ottobre.
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