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Elementare Winston

Talleyrand il Principe della Politica. L'approfondimento di Paolo Sebastiani

Passano i secoli ma vizi e virtù dei politici restano
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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

Charles Maurice de Talleyrand-Pèrigord è stato un uomo incredibile. Una vita in grado di superare la fantasia di un romanziere. Una fitta trama che ammaliò perfino Honoré De Balzac, che di Talleyrand fu un ammiratore sincero, tanto da rendergli ampiamente omaggio nel suo capolavoro “La Commedia Umana”. Rampollo di uno dei più antichi casati della Francia, nacque nel 1754, giusto in tempo per interpretare il ruolo di protagonista negli anni che cambiarono il volto dell’Antico Continente. Passerà alla Storia come il “Diavolo Zoppo” per la sua andatura claudicante, frutto di una distrazione della balia che lo fece cadere quando era poco più che un neonato. Questo suo incedere strisciante contribuirà non poco a definire i contorni del personaggio, e a stimolare la fantasia della nutrita schiera dei suoi detrattori.

 

Destinato alla vita ecclesiastica per volontà familiare, divenne Vescovo, senza mai, tuttavia, manifestare il minimo interesse per l’abito talare. Era ateo. Assegnato al ricco vescovado di Autun, godette però pienamente gli opulenti introiti; incurante delle anime dei fedeli. Aveva ben altro a cui pensare. Dotato di un’intelligenza rara e di una calma imperturbabile, si rivelò il più fine uomo politico della storia contemporanea, capace di camminare con passo felino sul filo di lana dei grandi mutamenti europei, sempre in perfetto equilibrio, indipendentemente dalla direzione da cui spiravano, sferzanti, i venti della Storia. Dal 1789 alla sua morte ricoprì sempre posizioni di primo piano (prevalentemente quella di Ministro degli Esteri) in tutti i governi, dalla Rivoluzione, all’Impero, passando per il Direttorio, il Consolato, il Congresso di Vienna, per approdare infine alla Restaurazione. C’era qualcosa in lui che aveva il potere di passare attraverso il fuoco senza consumarsi né alterarsi, e sul quale il tempo scivolava. Si addormentava immerso nella lettura dei quotidiani, zeppi di feroci critiche sul suo operato, dicendo al maggiordomo che lo ridestava: “caro, le ingiurie sono gli argomenti di chi ha torto”.

 

Uno sguardo superficiale potrebbe portare a considerarlo uno dei tanti prestigiatori politici, socialmente inutile, come lo sono state schiere di potenti interessati unicamente al proprio tornaconto. L’eredità lasciataci da Principe della Diplomazia lo colloca, invece, nel novero dei grandi della Storia. Il 4 luglio 1789 viene eletto membro della Costituente, all’interno della quale svolge un ruolo di portata decisiva, con particolare riguardo a quel momento della storia universale rappresentato dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Fu Talleyrand a redigere e a far adottare il celebre articolo VI: “La Legge è Uguale per Tutti”. Una rivoluzione che inserisce per la prima volta l’essere umano, in quanto tale, nel vivo di una società libera, giusta, sicura, approvata da tutti. La stessa frase campeggia oggi nelle aule dei nostri Tribunali. Davanti all’Assemblea ammirata costruisce, poco dopo, la Pubblica Istruzione, monumento all’avvenire. La vuole “del tutto gratuita, perché necessaria a tutti”. La Francia recepirà questo lascito solo successivamente. Ovviamente, non tutte le iniziative del Pari di Francia promanarono dallo stesso disinteresse, dalla medesima purezza di intenzioni.

 

La passione per il lusso, le belle donne e il gioco d’azzardo determinarono una continua ricerca di denaro, le mazzette - da lui chiamate sweetness (dolcezze) – furono una costante nella sua lunga carriera. Milioni di franchi passarono per le sue casse per soddisfarne il plasir du vivre. Uscito indenne dal Terrore giacobino grazie ad un breve esilio volontario negli Stati Uniti, rientrò nell’agone politico nuovamente da protagonista nei ranghi dei sostenitori del generale Bonaparte. Napoleone ne comprese immediatamente il genio e gli affidò i compiti più complessi, osservandone ammirato i movimenti e, privilegio a lui solo riservato, temendolo.

 

Nel 1806 Talleyrand ricevette il titolo di Principe di Benevento, luogo in cui non mise mai piede, bastò la mano. L’istruzione scolastica gratuita divenne realtà nel suo piccolo Principato. Il primo Stato d’Europa ad averla introdotta. Purtroppo Napoleone, più interessato a dominare il continente che a combattere l’analfabetismo ed ormai in preda a deliri di onnipotenza, non conobbe più limiti. Talleyrand tentò, invano, di dissuadere l’Imperatore dall’intraprendere la Campagna di Russia. Degli oltre 630.000 uomini che partirono alla volta di Mosca fecero ritorno in meno di 30.000, orridi fantasmi sopravvissuti al Generale Inverno e alla ferocia dei Cosacchi. Bonaparte, indurito da anni di battaglie, non si scompose: “Basterà una notte d’amore a Parigi”, fu il suo sprezzante commento al disastro russo.

 

Peccato che di uomini, a Parigi come in tutta la Francia, non ve ne fosse più nemmeno l’ombra. Talleyrand, che aveva una naturale propensione per gli affari ma detestava la violenza, decise di tradire Napoleone, per salvare la patria. Inghilterra, Prussia e Russia, le Grandi Potenze vincitrici, si riunirono nel 1814 a Vienna per decidere le sorti dell’Europa, determinate a non concedere un ettaro di terra ai nemici sconfitti. Grazie ad un sapiente lavoro di intreccio, con il sottile telaio della diplomazia, dei fili della trama internazionale, il Principe di Benevento ottenne che il drapeau français continuasse a sventolare sulla Senna.

 

Il nuovo re Carlo X non incline alla gratitudine pose Talleyrand a riposo forzato - seppur con il contentino della carica di Gran Ciambellano - commettendo un errore fatale che ne determinò la caduta, dopo un breve regno, a favore di Luigi Filippo (dietro la cui ascesa si intravede ancora la mano del Diavolo Zoppo, premiato con il titolo di ambasciatore a Londra). Nel 1838 Talleyrand sentì la morte avvicinarsi - non gli restavano infatti che pochi mesi di vita - si accostò ad essa con la tranquillità che lo aveva guidato in tutte le congiunture della vita. Negoziò con lei come con un avversario davanti al quale bisogna capitolare, ma riservandosi di fissare personalmente le condizioni e il protocollo di quella capitolazione.

 

Negli ultimi giorni prima di spirare, dopo averne soppesato tutti i termini, accolse il prelato latore della dichiarazione di ritrattazione che gli avrebbe permesso di ricevere l’estrema unzione. Morì da buon cattolico, pur essendo stato un Vescovo ateo che dopo i moti rivoluzionari del 1789 aveva disposto la confisca dei beni della Chiesa. Alla sua morte lo scrittore Renan disse che Talleyrand, uomo per tutte le stagioni, era riuscito a ingannare la terra e il cielo.

 

Paolo Sebastiani, avvocato (nessuno è perfetto!), accanito bibliofilo, ama la Storia che approfondisce con Winston, il suo bulldog inglese. Conduce Elzeviro, in onda in diretta tutti i lunedì alle 21 su TVR Più (Canale 13 Digitale Terrestre), il giovedì dalle 10 è su Lady Radio ospite di CasoxCaso

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