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venerdì, 22 luglio 2011 - 07:26
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Da Repubblica

Accuse e veleni; il Pdl attacca sè stesso

"Stare tanti anni all'opposizione fa venire spesso la tentazione di fare accordi con il Pd"
Immagine articolo - Il sito d'Italia

'Il magma sotto la cappa di Verdini' così si intitola l'articolo shock pubblicato ieri da Repubblica a firma della giornalista Simona Poli. In genere si accusa il Pdl di non fare mai autocritica, di non mettere mai in discussione il vertice se non addirittura di vero e proprio 'servilismo'. Questa volta le dichiarazioni  del consigliere regionale Paolo Marcheschi e di altri colleghi non lasciano dubbi, hanno il sapore della ribellione nel migliore dei casi e della rassegnazione nel peggiore, ma di certo sono tutte inequivocabili e denunciano apertamente che nel loro partito, il Pdl, qualcosa o più di qualcosa non va.
Riportiamo di seguito l'editoriale di Simona Poli su Repubblica di ieri 19 luglio:

Alfano sale al vertice, Berlusconi scende nei sondaggi. Ma in Toscana nel Pdl niente si muove. Tutti tranquilli - almeno apparentemente- e ben attenti a stare al riparo sotto l'ombrellone di Verdini, che ancora tiene saldamentein pugno le redini del partito regionale. «E chi avrebbe il coraggio di mettersi contro di lui?», dice un esponente del partito che preferisce rimanere anonimo. «Anche i pochi che ci avevano provato ora sono di nuovo "allineati e coperti". Sfidare Denis sarebbe un suicidio politico». In effetti degli ex movimentisti che che tentarono di creare una fronda interna, Massimo Pieri e Paolo Marcheschi, il primo è passato all'Udc (ed èl'unico casiniano di Palazzo Vecchio) e il secondo sta ancora nel gruppo del Pdl in consiglio regionale, al terzo mandato: non certo per volontà di Verdini, che lo avrebbe fattofuori volentieri, ma per i buoni uffici di Bonaiuti che lo protegge da Roma. La voglia di dare battaglia gli è un po' passata ma le sue idee, assicura Marcheschi, non sono cambiate: «Nel 2007 ero il solo in Toscana a chiedere le primarie, mi fa piacere che adesso questa sia diventata la priorità del Pdl.Al consiglio nazionale ho sentito l'applauso fragoroso che ha accolto le proposte di Alfano su primarie e partito degli onesti. Spero davvero che porti delle novità». Sosteneva il ritorno alle preferenze Gabriele Toccafondi, deputato fiorentino: «La penso così anche oggi», dice convinto, «e non sono stato "epurato" per le mie idee, anche se con Verdini di discussioni accese ne abbiamo avute parecchie. Forse il problema è che le idee bisogna averle, chi non le ha finisce per adeguarsi». Più che una rivoluzione dalla leadership di Alfano, Toccafondi si aspetta delle correzioni di tiro: «Intanto serve meritocrazia in questo partito», dice, «cosa che ora non c'è. Mi piacerebbe poter dire che sono in Parlamento perché ho lavorato bene, invece sono un nominato come tutti gli altri». II capogruppo in consiglio regionale Alberto Magnolfi assiste al passaggio di testimone senza grandi timori: «Le primarie possono anche andar bene a patto che siano riservate agli iscritti», osserva. «E non c'è dubbio che il rapporto tra partito e territorio debba essere cementato, è la questione centrale. Ma non vedo un "rottamatore" all'orizzonte e nemmeno lo auspico, non credo agli eroi solitari e penso che il rinnovaunento generazionale sia un processo politico fisiologico. Verdini è ancora in sella, certo, e il Pdl toscano non è diverso da quello nazionale». La linea è tracciata, insomma.

Il magma però esiste e si muove sotto la crosta. Mugugni, dubbi, anche critiche pesanti come quella (anonima, ovvio) di un eletto che fa notare come la classe dirigente del Pdl non abbia "spina dorsale": «Stare tanti anni all'opposizione fa venire spesso la tentazione di fare accordi con il Pd, magari per acquistare dei crediti e poi chiedere dei posti. Per questo alle elezioni amministrative nel centrodestra nascono tante liste di disturbo». Qualche scontento ogni tanto abbandona la nave, come i lucchesi Maurizio Dinelli e Angela Baudone hanno fondato il gruppo Forza Lucca, o il fiorentino Angelo Pollina diventato coordinatore toscano di Fli. Un caso del tutto speciale è quello dell'ex sindaco di Lucca Pietro Fazzi che dalla barca è stato buttato fuori (espulsione) ci è risalito con sentenza del tribunale (riammissione) e poi è sceso dasolo (dimissione) neanche un mese fa. «Da Alfano non mi aspetto proprio niente», taglia corto, «il partito è irriformabile. Mi sono dimesso dal consiglio comunale e non rinnoverò la tessera. Non ne posso più di questa piccola oligarchia che non ha contatti con l'elettorato e vuole manipolare gli eletti nelle istituzioni. Il Pdl è votato al conformismo e all'omologazione, non c'è dibattito su nulla, tutti cercano solo santi in paradiso. E poi parlano di primarie, che pagliacciata».

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