La verità? Stanno solo nicchiando un po’ per vedere chi si piglia la colpa. Partiamo dalle origini: c’era un tempo in cui era “Jovetic il pilastro dal quale ripartire, rifondare, rilanciare”, sono passati appena tre, quattro mesi da allora, quando sussurrare la sola possibilità che nel mercato estivo (questo) si sarebbe parlato di un addio di Jovetic sembrava reato di lesa maestà. Fola da rosiconi. A chi avesse osato ci avrebbero pensato i Piagnoni della ciabatta (prima di chiamar l’avvocato si rilegga la storia del Savonarola) fustigando i reprobi.
Dài, picchia e mena, passati i mesi, i guai e le illusioni di un rilancio, è proprio di Jovetic e del suo futuro – per molti lontanissimo da Firenze – che si parla da che ebbe inizio l’estate. A fine giugno il “comunicato” firmato Andrea Della Valle “Jovetic non è sul mercato”, poi informalmente la società che faceva filtrare dell’esistenza di un “gentlemen’s agreement” un patto tra gentiluomini, che avrebbe costretto (moralmente non legalmente) la Fiorentina a sedersi ad un tavolo per ascoltare l’offerta (sedersi per ascoltare, non dire per forza di si).
Poi uscì la Gazzetta dello Sport, autorevole quotidiano sportivo italiano, di solito non esattamente ostile alla famiglia Della Valle. Sulla rosea campeggiava lo scoop: “sul contratto di Jovetic c’è una clausola rescissoria”, insomma sul foglio depositato in Lega e controfirmato dalle parti esisterebbe una postilla che obbligherebbe il club viola a cedere Jovetic di fronte ad un’offerta economica con determinate caratteristiche (i 30 milioni cash).
La Fiorentina però smentisce, anche se non ufficialmente. I dirigenti confutano la tesi della Gazzetta, ma l’ufficio stampa non diffonde alcun comunicato di smentita, perché? Alla Gazzetta gongolano e spiegano “non smentiscono perché è vero, la clausola c’è”, alla Fiorentina continuano a negare.
La vicenda potrebbe facilmente risolversi con la produzione di una “prova” da una o dall’altra parte. Invece si smette semplicemente di parlarne, anzi il segnale convenuto dato ai media “amici” è: “tra clausola rescissoria e gentlemen’s agreement non c’è differenza, la sostanza è che per 30 milioni Jovetic se ne va”.
La differenza c’è. E abissale. Con la clausola la società cedente non può opporsi alla cessione, senza clausola invece può ringraziare e declinare. Ma il punto è anche un altro: chi si debba prendere la colpa di un addio doloroso come quello dell’attaccante montenegrino. L’ultima trovata data le scorse ore: Tuttosport accredita la tesi di un fantomatico “intervento di Diego Della Valle” che avrebbe scaricato la responsabilità su Jovetic, insomma sei incedibile, ma se poi vuoi andartene vai pure (dal decalogo dell’incedibilità ndr), ecco quindi, continua Tuttosport, che l’operazione Jo Jo alla Juve sarebbe possibile, possibilissima, anzi vicina.
Certo immaginarsi Diego Della Valle che manda Jovetic alla Juve… poi il patronno sarebbe costretto ad autoinviarsi una letterina di Pasqua per dire di autoinviarsi un’altra letterina di Pasqua, insomma ci siamo intesi…. ma tralasciamo.
Probabilmente Jovetic vuole andarsene. E perché poi voler restare in una squadra ridimensionata che anela con l’acquolina in bocca i soldi della tua cessione? Nel caso quindi sarà il giocatore a prendersi un corposo 50% di responsabilità, ma è sull’altra quota di responsabilità che grava la questione. Sarebbe davvero curioso che la colpa finisse per pigliarsela il vecchio direttore sportivo Corvino (il presunto e solitario firmatario della clausola) o qualche rosicone di passaggio. Se Jovetic se ne andrà, se andrà alla Juventus o ad un’altra squadra, la responsabilità sarà sua e di chi lo cede. In parti eguali.
Sul resto… se non fosse che le vogliamo bene (alla Fiorentina) tutto sarebbe esilarante.
fonte: Stefano Prizio - squer.it
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