Cesare Prandelli raggiunge il secondo posto all'Europeo, con una rosa tutt'altro che straordinaria, con poche eccellenze e buoni ed onesti lavoratori del pallone, ha portato la Nazionale a un traguardo obiettivamente insperato. Nessuno a fine maggio aveva previsto l'Italia in finale, in molti, invece, avevano indicato la Spagna come probabile vincitrice: i più forti. Vista la differenza di tasso tecnico, il secondo posto ad Euro 2012 è senza dubbio un successo oltre le aspettative e gran parte del merito, come riconosciuto dalla stampa, va a colui che è stato capace di dare un'identità alla Nazionale: il CT di Orzinuovi. Peccato per la mancata vittoria nella finale, ma la superiorità delle Furie Rosse era e rimane schiacciante.
Insieme a Prandelli, ieri sera, ha sofferto anche Firenze: quella città che si era legata al mister di Orzinuovi eleggendolo a Bandiera Viola: potevano partire i Toni, i Melo...ma con lui in panchina regnava l'ottimismo, l'idea di “tanto qualcosa Prandelli s'inventa”. Sempre disponibile per un sorriso, una stretta di mano. Dopo i successi le amicizie sono rimaste le stesse di un tempo, quelle strette sul campetto polveroso dell'oratorio di Orzinuovi, come Domenico, “Menec”: il venditore ambulante che “Spuma”, suscitando lo stupore delle massaie, va ancora a trovare al mercato. Cesare maestro sul campo e uomo comune lontano dallo stesso.
I risultati ottenuti con la Fiorentina hanno avuto un ruolo importantissimo, ma come si è cementato indissolubilmente questo legame? - Col silenzio. Firenze è stata zitta, esattamente per 46 secondi. Al Franchi, davanti alla TV...si cercava perfino di trattenere il respiro in rispetto di quel terribile lutto. “Di quella giornata – raccontava Prandelli a Victory su La7 – a parte l'affetto e l'amore della gente, ricordo un silenzio assordante, un silenzio profondo”.
Umano tra gli umani Cesare Prandelli.
Dicevamo del silenzio...In molti, invece, hanno parlato, hanno gettato fango. Solerti scaccini, dall'alto della loro albagia e dei loro scranni di cartapesta hanno continuato imperterriti a sputare sentenze, mentre chi ha avuto il coraggio di gridare che “il re è nudo” è stato osteggiato, emarginato, cacciato, meschinamente indicato come corresponsabile dei fallimenti futuri della Fiorentina.
C'è qualcuno che ha ancora qualche dubbio sul perché la “simpatia” tra la Famiglia Della Valle e Firenze sia ai minimi storici? La storia dei contatti con la Juventus era e rimane una barzelletta che solo i garzoni di bottega possono aver il coraggio di raccontare e gli ottusi di credere.
Dopo due anni che, unilateralmente, è stato deciso questo divorzio, riconoscere di aver fatto il più grande errore dei due lustri di gestione marchigiana sarebbe un bel passo in avanti per cercare una riconciliazione, per iniziare ad allontanare quella diffidenza che sta diventando progressivamente e pericolosamente cronica. Visti i precedenti, invece, c'è da immaginarsi che, in piena tempesta di idee, le uniche parole che usciranno da viale Manfredo Fanti siano qualcosa del tipo: “siamo orgogliosi di avere dato Prandelli alla Nazionale”.
Qualche trombone persevererà concionando che, malgrado tutto, con Prandelli e la Fiorentina si era ormai chiuso un ciclo... Non è così: c'è stata la volontà di annientarlo e la maggioranza dei fiorentini attende ancora delle scuse.
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