Carabiniere suicida alla Scuola Marescialli di Firenze: la lettera accusa della famiglia

Lo scorso 22 marzo 2024 la notizia di una allieva Maresciallo Carabiniere suicida alla Scuola Marescialli di Firenze nel giro di poco ha fatto la notizia della intera nazione. La giovane militare non ha lasciato alcun bigliettino ed ha deciso di dare luogo al tragico gesto in una delle stanze della caserma.

I suoi compagni di corso sono stati i primo a darle soccorso, ma la ferita procuratasi con l’ arma di ordinanza non le ha purtroppo lasciato scampo. La giovane di 25 anni era al secondo anno di corso per diventare maresciallo dei Carabinieri ed ha compiuto il tragico gesto. Ad oggi ci sono delle novità che vedono delle accuse mosse dalla famiglia della giovane alla Scuola Allievi Marescialli Carabinieri di Firenze, vediamo nel dettaglio cosa è successo.

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Carabiniere suicida: ecco la lettera accusa da parte della famiglia della giovane

A fine marzo di quest’ anno una giovane allieva maresciallo dei Carabinieri ha deciso di porre fine alla sua vita e lo ha fatto all’ interno della scuola stessa. A distanza di circa due mesi la famiglia della giovane con una lettera accusa muove pesanti accuse alla Scuola Allievi Marescialli dei Carabinieri di Firenze.

La famiglia della giovane ha denunciato un clima di forti vessazioni tali da indurre la figlia al suicidio a causa del forte stato di disagio e di stress. La giovane era al secondo anno di corso per diventare maresciallo dei Carabinieri, ma a causa del clima vessante, a detta dei genitori, pare che non abbia più retto allo stress.

I genitori della vittima hanno scritto al sindacato Unarma che ha presentato un esposto alla procura di Firenze. La famiglia ha scritto una lettera accusa che è stata poi diffusa. Nella lettera i genitori parlano di un clima molto difficile da sostenere che a loro avviso avrebbero creato alla giovane un forte disagio. Tra le parole scritte dai genitori pare loro abbiamo parlato di: “Che non ne poteva più sottostare a regole poco funzionali che si insinuavano in ogni ambito della propria vita; “un ambiente estremamente rigido e totalitario”; “Stava perdendo i capelli”; “Dalla porta delle camere che doveva stare sempre aperta, al controllo del modo di vestire in libera uscita, a ordini assurdi”.

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