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la lettera

Testimonianza da Medjugorje

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

Riceviamo a pubblichiamo la testimonianza di Cecilia Sandroni in viaggio a Medjugoire. 

 

 

"Da Medjugoire, ottobre 2019, Bosnia

Siamo partiti di notte, sotto una pioggia battente, pellegrini. Un carico di anime su ruote in cerca di silenzio e di ascolto accompagnati da Don Silvio Zannelli classe ‘73 vice parroco della parrocchia di San Gervasio e Protasio a Firenze e talentuoso pittore.

 

Medjugorje resta una “Cattedrale” nella sperduta campagna Bosniaca meta di pellegrinaggio. Un segno profetico. Oggi vi arrivano pellegrini da 80 Paesi nel mondo. Ogni anno ospita oltre tre milioni di persone.

Fotografare questa realtà è possibile solo su quattro livelli: il primo è locale, parrocchiale che è molto ricco di fermenti, vive di un’intensa religiosità popolare, costituita, da una parte da riti tradizionali, come il Rosario, l’adorazione eucaristica, i pellegrinaggi, la Via Crucis;dall’altra dal profondo radicamento di importanti Sacramenti come, ad esempio, la Confessione e la celebrazione dei sacramenti.

Il secondo livello è internazionale/storico/religioso, legato alla storia di questa terra, dove troviamo croati, bosniaci, cattolici, musulmani, ortodossi. Una sfida ecumenica in atto. Il terzo livello, globale, con arrivi da tutti i continenti, in particolare di giovani (si pensi al Festival dei Giovani che ha luogo ogni agosto); il quarto livello il più importante quello del cuore, dell’ anima che è in ognuno di noi, la conversione per tutti.

Medjugorje oggi non è più un luogo "sospetto" ma un ambiente che si presta al silenzio e alla meditazione. La preghiera si fa itinerante, spesso silenziosa, non solo nel percorso pietroso della Via Crucis, ma anche nel "triangolo" disegnato dalla chiesa di San Giacomo, dalla collina brulla delle apparizioni (Croce blu) e dal monte Krizevac, sulla cui vetta dal 1933 c’è una grande croce bianca, voluta per celebrare, mezzo secolo prima delle apparizioni, i 1.900 anni dalla morte di Gesù. Queste mete sono elementi costitutivi del pellegrinaggio a Medjugorje. Il rosario la grande unica arma di “difesa”. La maggior parte dei fedeli non viene per le apparizioni. Il silenzio della preghiera accompagna il Rosario e i canti. Dolce e tenera l’armonia musicale che fa parte di questa cultura sobria. Presenti molti brani di Taizè. Si, l’atmosfera agevola la meditazione, il raccoglimento, l’analisi del proprio vissuto, e in definitiva, per molti, la conversione o il ritrovarsi, il rinnovare la fede. Molti scelgono le ore notturne per salire al colle o anche al monte Krizevac.

Questo luogo mostra una Chiesa ancora pienamente viva e in particolare giovane dove Dio è presente. Centinaia le vocazioni e migliaia le conversioni. Questa è la grandezza di Medjugorje. Un luogo dove non c’ è apparentemente nulla ma dove uno trova tutto, fa rifornimento, prende nutrimento. Dove si lava e stira l’anima. Un luogo di pace.

La pietas popolare, qui é centrata sulla persona della Madonna, Regina della Pace, ma rimane un culto cristocentrico, è proprio la missione di Maria donarci a suo Figlio e ci aiuta a comprendere il mistero dell’ amore di Dio. Anche il canone liturgico resta cristocentrico. La Madonna è profondamente sentita e vissuta come madre, madre che si prende cura e che avverte. Madre che ama. Madre che protegge. Madre generosa. Madre misericordiosa. Madre paziente.

 

A Medjugorje si nota la stessa grande testimonianza di fede popolare che si riscontra a Fatima. Un grande fervore religioso.
A Madjugoire si vive una preghiera che spinge, preghiera che apre. L’ attenzione è rivolta al cielo. Si, gli occhi qui sono tutti rivolti in alto e non alla terra. Qui il tempo non segue L’ orologio. Siamo nel momento nell’ ora e nell’ adesso, dove la tensione tra cielo e terra si fa forte."
 

Cecilia Sandroni 

Manda i tuoi comunicati stampa a: [email protected]