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Impiego pubblico

Scioperare per il contratto integrativo in tempo di crisi, un diritto o uno sproposito?

Asili, mense e uffici chiusi ieri per la mobilitazione dei dipendenti di Palazzo Vecchio
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Una città bloccata, asili, mense e uffici comunali chiusi, fatta eccezione per quelli elettorali e migliaia di dipendenti pubblici in piazza ieri a Firenze. Uno sciopero così non si vedeva da tempo; la ragione: la decurtazione dallo stipendio del salario accessorio: 30, 40 euro secondo l’amministrazione, anche trecento secondo i sindacati.

Per una generazione intera che vede come un miraggio lavorare dietro contratto ce n’è un’altra che grida, protesta e rivendica quello ‘integrativo’. Anche questa è la crisi.

Il contratto integrativo è una forma di contratto collettivo, dunque separato,  che ogni Amministrazione Comunale è libera di stipulare autonomamente per incentivare l’efficienza e la produttività del servizio pubblico, purché si attenga ai “vincoli” e ai “limiti” stabiliti dai “contratti collettivi nazionali”.  

Limiti che però stando a quanto sostengono congiuntamente Mef e Corte dei Conti, il Comune di Firenze dal 2000 a oggi avrebbe superato tanto da creare un danno erariale di 50 milioni di euro finiti nella mappa delle truffe italiane tracciata una settimana fa proprio dalla Corte dei Conti.  Insomma la magistratura contabile ha bocciato il sistema di premialità adottato dal Comune di Firenze perché ‘illegittimo’: premi e indennità distribuiti a pioggia senza reali criteri di merito.  A risponderne sono stati chiamati dirigenti e sindacalisti, che proprio quei contratti hanno firmato e tacitamente rinnovato.

L’Amministrazione Renzi è corsa ai ripari: il sindaco prima ha assunto su di sé la delega al personale, poi ha sostituito i vertici dirigenziali con un singolare valzer delle poltrone; ha assunto in modo unilaterale il nuovo contratto integrativo e tagliato dalle buste paga il cosiddetto ‘salario accessorio’.

I dipendenti non l’hanno digerita e da settimane protestano, ieri però la mobilitazione ha raccolto un’adesione senza precedenti. Non sono mancati gli attestati di solidarietà da parte di alcuni esponenti politici, disappunto invece dal sindaco Renzi: “Loro non lo sanno ma si fanno del male da soli”. A lavoro sono rimasti in circa 500, 3000 quelli che hanno sfilato per le strade cittadine, paralizzando la città e bloccando il traffico sui viali suscitando la rabbia di molti automobilisti in coda per circa un’ora. “I dipendenti comunali, che peraltro non stanno rischiando il posto di lavoro, hanno diritto a manifestare ma, come tutti gli altri cittadini, all’interno di regole precise: i fiorentini, che per lo sciopero non hanno potuto contare su molti servizi, non si meritavano anche di rimanere bloccati nel traffico” ha tuonato l’assessore al traffico Massimo Mattei.

 Ma soprattutto c’è una massa più o meno silenziosa che quella protesta non solo non la condivide ma neppure la comprende e che più facilmente ricorda le lungaggini amministrative, le file inutili agli sportelli, i rimpalli di responsabilità tra uffici e immotivate attese per pratiche ‘banali’.
I dipendenti pubblici riscuotono in media 1200 euro mensili,  una busta paga che certo non lascia spazio a lussi, ma quello stipendio è “fisso” e “garantito” e tanto basta perché ciò che fino a ieri era un diritto oggi venga percepito come un ‘privilegio’ da un’intera generazione che proprio non riesce a provare simpatia per chi oggi sfila e protesta per il premio di produttività. Anche questa è la crisi.

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