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Santa Maria Novella

Giudici (Uritaxi): “Violenza subita dal tassista è conseguenza della deregulation immigrazionista”

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

«La violenza subita al proprio taxi dal collega di Firenze alla stazione Santa Maria Novella, per come si è sviluppata, non fa altro che ribadire che una deregolamentata politica dei flussi migratori, svincolata da serie politiche di integrazione professionale e accoglienza, sia sbagliata.

Lo è sia per quelle persone che arrivano in Italia in cerca di una miglior vita, salvo poi doversi ritrovare senza un tetto e senza un lavoro, essere trasformate in sacche di manodopera in eccesso, grimaldello per l’abbassamento delle condizioni economiche e delle tutele del lavoro, e lo è per i nostri cittadini che non è giusto subiscano, nella loro pacifica e civile quotidianità, i riflessi del disagio prodotto dalla deregulation immigrazionista». E' quanto afferma il presidente nazionale Uritaxi, Claudio Giudici, in merito alla rissa tra extracomunitari che si è verificata alla stazione centrale di Firenze giovedì scorso. Per protesta e per solidarietà al collega, i tassisti dei sindacati Uritaxi e Ugl Firenze hanno deciso, per quanto possibile, di astenersi dal prestare servizio nella zona della stazione.

«Sottovalutare quello che è successo sarebbe divenire complici della consueta politica dell’attendere il morto; morti che peraltro già ci sono stati, in diverse parti d’Italia, proprio perché questo non è un problema meramente locale. Se il collega fosse sceso di auto, per far valere i propri diritti, come in un Paese civile dovrebbe essere nel potere di qualsiasi cittadino che subisce un danno, probabilmente oggi – prosegue Giudici – parleremmo di cose ben più gravi. Ed invece, il clima di paura che ha dovuto subire il tassista durante l’ordinario svolgimento del proprio lavoro, lo ha costretto a privarsi di far valere dei legittimi diritti. E' per questo che bene fanno oggi i suoi colleghi a essergli solidali con i fatti e non con le sole parole, e spero che altrettanto facciano le istituzioni».

 

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