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Allo Stensen proiezione del film capolavoro di Luigi Zampa

'Processo alla città', la corruzione italiana ieri come oggi

Presenti il procuratore Quattrocchi, l'Assessore Scaletti, il vignettista Sergio Staino
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Con 'Processo alla città' si è giunti a quello che è stato a buon diritto definito l'appuntamento clou della rassegna cinematografica organizzata dalla Regione Toscana in collaborazione con il Sindacato Critici Cinematografici e l'Istituto Gramsci: 100 film per raccontare la storia dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Questa sera alla proiezione del film presso l'Auditorium Stensen, era presente anche il procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Quattrocchi. Il magistrato protagonista di importanti vicende giudiziarie che hanno coinvolto personaggi della politica e dell'economia del capoluogo toscano, ha introdotto il film capolavoro di Luigi Zampa con un'interessante lezione sul male della corruzione, un "reato a vittima muta", il più comune e diffuso nel nostro Paese, eppure così difficile da far emergere. La forma contrattuale è la sua fisionomia tradizionale, un accordo che lega indissolubilmente corrotto e corruttore. "Impossibile non richiamare alla mente la stagione di Mani Pulite e di tangentopoli - continua Quattrocchi - ma sarebbe un errore pensare a quella come a un' eccezione, fu solo uno squillo di realtà che continua tutt'ora". E proprio un magistratio è il protagonista del film di questasera, Antonio Spinacci interpretato magistralmente da uno splendido Amedeo Nazzari che investiga sul duplice omicidio dei coniugi Ruotolo. Liberamente ispirato ai fatti del processo Cuocolo dal nome dei coniugi assassinati nel 1905 a Napoli dalla camorra. Il film racconta come il giudice istruttore scopre nelle indagini legami e corruzioni che investono tutta la città. Un dramma giudiziario ambientato nella Napoli del primo Novecento, in cui il neorealismo si fonde con il melodramma popolare attento alla lezione del cinema d'azione americano. Questa la colpa di un regista come Zampa per gran parte della critica, che ha inserito quello che è certamente uno dei suoi miglior film nel filone del "neorealismo minore". A ricordarlo è proprio un critico, Claudio Carabba che invece definisce quello di Zampa "un film complesso che dice cose importanti utilizzando i mezzi artistici del racconto narrativo, cioè quelli più forti nell'immaginario popolare". E proprio in virtù della sua forte capacità comunicativa è stato forse più utile di qualsiasi dibattito sulla camorra e sulle sue infiltrazioni nelle istituzioni e nel tessuto civile. Indispensabile fu l'apporto di Giannini e Rosi soprattutto per la documentazione storica. Una vicenda ancora attualissima, la corruzione è la medesima allora come adesso perché non conosce modernità. Le sue sono radici profonde che affondano in una sub cultura.

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