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Balotelli: "Tornerei all'Inter, ma sto bene in Inghilterra"

''Il campionato italiano è calato molto, mentre la Premier League è il più bello che c'è''
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

«Se un giorno ci fossero le basi per tornare all'Inter io tornerei, non c'è problema». Mario Balotelli non chiude le porte a un possibile ritorno in nerazzurro, ma specifica anche che «quest'anno sono troppo contento di essere in Inghilterra e per ora posso pensare a un futuro qui». L'addio con l'Inter non è stato dei migliori, in futuro tornerebbe a certe condizioni.

«Prima di tutto nessuno mi deve spaccare la macchina se vado in giro a Milano, poi i tifosi devono stare tranquilli e deve essere una squadra che punta in alto. Ma per ora sto bene in Inghilterra e non ho bisogno di cambiare», ribadisce 'Supermario', che dice di sentire «zero» nostalgia del campionato italiano. «Il campionato italiano è calato molto, mentre la Premier League è il più bello che c'è. Ora gioco nella squadra più forte in Inghilterra e per ora posso guardare a un futuro qui».A chi domanda quanto sia stato vicino al Milan, l'attaccante del Manchester City risponde: «Non lo so, Mino (Raiola, ndr) lo sa». In Premier League, dice, è maturato calcisticamente: «Sono migliorato soprattutto nel pressing e quando perdo palla. Siamo in 11 e a parte il portiere corrono tutti e molto. Ho imparato a rincorrere il pallone quando lo perdo, cosa che prima non facevo. E poi ho più sicurezza perchè gioco con più regolarità, mi sento più sicuro nel fare cose che prima non facevo». Nella sua crescita è stato più importante Roberto Mancini o Cesare Prandelli? «Tutti e due», risponde Balotelli. «Quello che hanno fatto per me è stato importante per arrivare a questo punto ma non parlo della dimensione umana», sottolinea. «Quando ero con Mourinho dicevano che doveva insegnarmi ad essere uomo, ma a questo ci pensano i miei genitori non l'allenatore. Mancini e Prandelli mi hanno aiutato soprattutto a livello tecnico-tattico in campo e mi hanno dato quella serenità di giocare che in un certo periodo mi era mancata un pò». La nazionale, poi, «per me significa giocare per il mio paese e rappresentare tutte le persone italiane. Penso sia la cosa più bella che ci sia nel calcio».

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