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curiosità

Mercato del sesso: nel post Covid-19 si va verso una regolarizzazione?

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

Dopo la Seconda Guerra Mondiale socialisti e comunisti, con forte pressione dei movimenti femministi, spinsero il Governo alla chiusura delle cosiddette Case chiuse. La volontà della Legge Merlin che le chiuse, era quella di mettere al bando la prostituzione. Si trattò di una battaglia che durò 10 anni, ma come oggi ben sappiamo l’obiettivo fallì, visto che il mestiere più antico del mondo oggi è tutt’altro che terminato o fuori uso. La differenza sta nel fatto che oggi non è minimamente regolamentato.

 

Oggi in molti Paesi, come ben sappiamo con in testa la Germania, hanno scelto per la regolamentazione. Dal momento insomma che le prostitute ci sono, tanto vale che siano legalizzate e che, tra l’altro, paghino le tasse aiutando lo Stato. In questi luoghi i reati contro le prostitute sono inesistenti e tutto avviene con molta più sicurezza.

 

Se pensiamo che il mercato del sesso genera un giro d’affari che si aggira intorno a 6 miliardi di euro, si tratta oggi della più grande evasione fiscale che l’Italia abbia conosciuto.

 

Covid-19 e mercato del sesso

La questione relativa alla sicurezza dovuta alla pandemia da Coronavirus ha rimesso sulla bocca di tanti la parola “regolarizzazione” riferita al mondo del sesso a pagamento. Solo con un’ufficializzazione della professione, infatti, si potrebbero mettere sotto controllo le sex workers per poter in qualche modo assicurare la sicurezza in termini di contagio. In realtà è pur vero che quel mondo si è un po’ messo in standby da solo, poiché i clienti sono stati i primi ad evitare di usufruire del servizio, anche perché essi stessi obbligati a casa dalle normative nazionali.

Le prostitute di strada nella maggior parte dei casi si sono trovate in enorme difficoltà, trovandosi di punto in bianco senza alcun sostentamento. Abbandonate dagli stessi malviventi che gestivano il giro di prostituzione tante sono finite alla Caritas in richiesta d’aiuto. Altre invece, le escort più moderne si sono riorganizzate un po’ con il web proponendo prestazioni da remoto con la webcam.

Gli introiti non sono paragonabili, visto che la competizione è alta e le tariffe ben più basse, ma per tante è stato modo per non avere troppi problemi e poter guadagnare qualcosa almeno per il sostentamento. Utilissimi in questo senso sono stati ancora una volta i siti di annunci per escort sul web. Le escort italiane a Torino, a Milano e nelle altre città si sono potute così organizzare per procacciare clienti che, una volta finito tutto, sono potuti magari diventare clienti anche nella vita reale.

 

Regolarizzazione: un sogno o un progetto reale?

Come detto, l’emergenza Covid ha riacceso in tante professioniste del sesso la speranza di una regolarizzazione. Ebbene sì, perché quelle che tante volte sono quelle che la auspicano di più, anche se vuol dire pagare le tasse, sono proprio le professioniste del sesso stesse. Queste donne sono infatti alla ricerca di una tutela e di una dignità che a momento viene loro data solo oltre confine. Se tutto fosse regolare, per esempio, anch’esse con le chiusure per la pandemia avrebbero potuto richiedere l’aiuto dello Stato, come contributi. In tali condizioni invece hanno dovuto sopportare in silenzio e per chi non è riuscita a reinventarsi in chiave moderna con lo “smartworking”, i tempi sono stati durissimi.

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