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Intervista a Sport Week

Renzi, il 'rottamatore' fra sport e politica: "In Parlamento, l'Italia peggiore"

Il Sindaco a 360° attacca il Parlamento, Lady Gaga, giura "amore" a Pep Guardiola e critica i suoi dipendenti: "Un quarto d'ora prima di uscire pronti con il cappotto in mano"
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Sport Week, l'inserto del sabato de La Gazzetta dello Sport, dedica una lunga intervista al Sindaco di Firenze Matteo Renzi. Molti i temi toccati, dal suo esser "giovane", al calcio, al lavoro, alla vita personale e ovviamente alla politica. Slogan 'rottamatori', frecciatine agli assessori, critiche a Lady Gaga, un amore incondizionato per Pep Guardiola e il suo slang fiorentino che lo accompagna in ogni circostanza.  Ma anche una critica, non proprio velata, ai dipendenti del comune: "Invece mi ritrovo coi dipendenti che timbrano alle 14 e già un quarto d’ora prima sono in coda col cappotto, pronti per uscire". 

 
Ma ecco l'intervista di Raffaele Panizza per Sport Week:
 
 
Com'è dura esser giovani in Italia - Ecco le sole cose giovani che Matteo Renzi ha fatto ultimamente: un discreto tempo nella Deejay Ten, la gara podistica organizzata da Linus (49 minuti per 10 chilometri), e il rito dello sfascio della chitarra all`inaugurazione del nuovo Hard Rock Café di Firenze: «Al mio fianco c’erano Pelù e Ghigo dei Litfiba: pensa che figura da grullo se non si fosse spaccata». Per il resto, il sindaco di Firenze, rottamatore della politica chilometrata, è da considerarsi un veterano: classe 1975, tre figli, presidente della provincia di Firenze dal 2004 al 2009 e tifoso viola dai tempi di Picchio De Sisti allenatore. Eppure, nel Paese dei bamboccioni, “il giovane di Palazzo Vecchio” passa ancora per un precocissimo genio.
Fino a che età ci si può fregiare del titolo di “giovane”? «Direi che dopo i 30 anni sarebbe meglio evitare». In copertina c`è Lady Gaga, che ne ha 25. Le piace? «Eh no, Lady Gaga proprio no. Il genere di innovatori che mi scaldano è un altro». Ad esempio? «Guardiola: lui mi manda in brodo di giuggiole». L’ha pure ospitato a Firenze.  «Sì, per tre giorni. Abbiamo parlato di calcio e di politica. Poi gli ho consegnato le chiavi della città e gli ho detto: Pep, se vieni ad allenare la Fiorentina, ti do pure le chiavi di casa mia». Guardiola è considerato giovane a 40 anni. Lei quando smetterà di esserlo?
«Spero presto. Anche perché ho tre figli e non vorrei ritrovarmi ancora in fasce quando loro cominceranno a votare». “Lascia stare cocco, non fa per te”. Gliel’hanno mai detto? «È successo due volte. La prima da presidente della provincia di Firenze, quando feci votare la costruzione del termovalorizzatore. Mi dedicarono uno striscione con scritto: “Renzi, sei soltanto un ragazzino”.
La seconda quando decisi di candidarmi a sindaco: un assessore regionale del Pd mi prese da parte e mi disse: «Oh ciccio, ma non t`hanno insegnato che si rispetta la fila?».
Un giovane al potere è un valore in sé? «No: ci sono trentenni “cozze” e ottantenni maestri del rischio. Ma in un Paese come il nostro dare responsabilità ai più giovani è controcorrente. Io l`ho fatto: il mio vicesindaco ha un anno meno di me. Il capogruppo locale del Pd, due. E così il capo dell`istituto case popolari, il capo della centrale del latte, il responsabile della rete idrica, i sovraintendenti delle istituzioni culturali. Tutti miei coetanei». Si fanno il mazzo? «Lavorano sodo, così come i miei otto assessori. Sempre meno di quanto pretenderei io, però. Ma questa è una polemica tra me e loro…». I limiti della sua generazione quali sono? «Siamo cresciuti con la pappa pronta. E soffriamo un po’ di vittimismo: ci comportiamo come una minoranza. Abbiamo la tendenza a chiedere spazio in nome della nostra carta d`identità e non dei nostri meriti».
Prima della politica ha fatto fatica a trovare lavoro? «Ho cominciato a lavorare a 16 anni provando un po’ di tutto: volantinaggio, magazziniere nei supermercati, strillone per i giornali. Poi ho lavorato nell`azienda di famiglia e infine ho aperto una società mia, nel campo della comunicazione e del marketing. Il sistema è distorto, in Italia c`è nepotismo e poca meritocrazia, ma non bisogna piangersi addosso». Sua moglie Agnese è un`insegnante precaria. Il ministro Brunetta direbbe: ecco l`Italia peggiore.  «Non ho voglia di sprecare energie parlando di Brunetta. Ma mi creda: l`Italia peggiore è in Parlamento, una massa di gente che in 36 mesi è stata in grado di produrre la miseria di 37 proposte di legge. Sono lì i bamboccioni e i fannulloni». I suoi modelli di riferimento quali sono? 
«Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google. Ho visitato la sede di Mountain View e sono rimasto folgorato: niente badge, campi da ping pong, la parete per l`arrampicata. Mi piacerebbe che al Comune di Firenze si lavorasse così. Invece mi ritrovo coi dipendenti che timbrano alle 14 e già un quarto d’ora prima sono in coda col cappotto, pronti per uscire». Alla Fantozzi. «Chiamarli Fantozzi sarebbe far loro un complimento». E non si possono licenziare. «Eh no, ci sono le tutele. Ecco: vuole sapere qual è l`organizzazione più lontana dalla mia generazione? I sindacati. Più di un iscritto su due è in pensione, mentre noi, se va bene, ci andremo a 70 anni. E hanno giri d’affari miliardari».
Quindi cartellino rosso a Cgil, Cisl e Uil. Per un periodo ha fatto pure l`arbitro: l`insulto peggiore piovuto dagli spalti? «Peggiore di tutti quelli rivolti a mia mamma, mia zia, mia sorella e parenti vari? Quando mi hanno detto “arbitro gobbo”». È più scarso come arbitro o come calciatore? 
«Gliela metto così: ho fatto l`arbitro perché non sapevo giocare, e ho fatto il sindaco perché non sapevo arbitrare»
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