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8 marzo

DONNE, chi è stata Carla Lonzi e perchè non dobbiamo mai dimenticarla.

"Sputiamo su Hegel. Siamo contro il matrimonio. Accogliamo la libera sessualità in tutte le sue forme."
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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

"Il femminismo mi si è presentato come lo sbocco tra le alternative simboliche della condizione femminile, la prostituzione e la clausura: riuscire a vivere senza vendere il proprio corpo e senza rinunciarvi. Senza perdersi e senza mettersi in salvo. Ritrovare una completezza, un'identità contro una civiltà maschile che l'aveva resa irraggiungibile"

 

Carla Lonzi nasce a Firenze il 6 marzo 1931, da una famiglia della media borghesia, proprietaria di una piccola azienda industriale a conduzione familiare; papà Agostino fa l'artigiano e la madre Giulia Matteini lavora come maestra. È la primogenita, nascono poi Lidia, Marta, Vittorio e Alfredo.
Dopo aver frequentato il liceo classico Michelangelo, s'iscrive alla facoltà di lettere dell'Università di Firenze.

Nel 1956 si laurea con lode e la sua tesi, dal titolo "Rapporti tra la scena e le arti figurative dalla fine dell'Ottocento", viene molto apprezzata da Roberto Longhi e, pubblicata da Olschki. È sua ferma intenzione di rendersi autonoma e farsi strada con le sue sole forze nel mondo del lavoro.
Si iscrive al Partito Comunista Italiano ma è solo agli inizi degli anni settanta che si impegnerà nel nascente e rivoluzionario, movimento femminista.

Il Manifesto di Rivolta Femminile arriva nel 1970. Arriva come una bomba sui muri di Roma, ed è l'atto che costituirà uno dei primi gruppi femministi italiani. Chi lo scrive sono Carla ed altre due scrittrici molto giovani, ma con le idee molto chiare riguardo al momento storico che stavano scrivendo, Carla Accardi e Elvira Banotti.

 

Il manifesto contiene tutti gli argomenti che il femminismo vuole superare, abbattere. Attestazione e orgoglio della differenza contro la rivendicazione dell'uguaglianza, il rifiuto della complementarità delle donne in qualsiasi ambito della vita, la critica verso l'istituto del matrimonio, il riconoscimento del lavoro delle donne come lavoro produttivo, e non ultimo la centralità del corpo e la rivendicazione di una sessualità soggettiva e svincolata dalle richieste maschili.

Carla Lonzi e tutte le donne che hanno combattuto con lei, erano avanguardia, perché furono in grado di anticipare con largo margine i punti focali che sarebbero poi appartenuti all'intero movimento femminista.

 

Rappresentarono anche un'esperienza assolutamente originale e moderna come l'utilizzo costante della scrittura, l'importanza che prende, e la conseguente pubblicazione di numerosi testi attraverso la fondazione di una propria casa editrice, chiamata essa stessa Rivolta Femminile.

 

Carla Lonzi è stata una delle prime donne ha parlare di interruzione volontaria di gravidanza, nel testo Sessualità femminile e aborti (1971), non sbilanciandosi né a favore della liberalizzazione né della legalizzazione, ma cercando di spostare il punto al suo centro e di interrogarsi sul "se la sessualità femminile abbia una sua espressione autentica nelle forme che poi portano a restare incinta" e il timore che schierarsi a favore dell'aborto potesse legittimare forme di sessualità che conducessero alla colonizzazione delle donne.

 

Cercò di comprendere la connessione tra procreazione e sessualità che si era sviluppata nella cultura patriarcale.

Nel 1975 Pier Paolo Pasolini su Il Corriere della Sera criticò il movimento femminista per non aver trattato l’argomento della sessualità e il nesso tra coito e aborto. Nonostante Lonzi inviò il suo scritto citato antecedentemente, non ottenne mai una risposta. Questo fu un chiaro esempio di come Rivolta femminile si mise a disposizione per interagire, per creare un dialogo con il sociale ma non ci riuscì.

 

«Noi rimettiamo in discussione il socialismo e la dittatura del proletariato. La forza dell'uomo è nel suo identificarsi con la cultura, la nostra nel rifiutarla. Sputiamo su Hegel. Siamo contro il matrimonio. Accogliamo la libera sessualità in tutte le sue forme. Sono un diritto dei bambini e degli adolescenti la curiosità e i giochi sessuali. La donna è stufa di allevare un figlio che le diventerà un cattivo amante. Comunichiamo solo con donne.»

 

 

 

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