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Cinema

Grande successo per l’anteprima del docufilm Hora a Firenze

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Da sx Maria Alba, Anastasia Maccarone, Graziana Saccente

Una risposta massiccia di pubblico ha salutato l’anteprima nazionale al Caffè Letterario Le Murate del film documentario Hora delle registe Maria Alba e Graziana Saccente prodotto da Stefano Benni.

 

La pellicola con un tocco di poesia narra del ritorno alle radici di una giovane donna arbëreshë. Un viaggio rituale che si ripete ogni anno da Bologna, la città dove vive e lavora, a San Nicola dell’Alto in provincia di Crotone. Tra treni e stazioni ferroviarie passano dodici ore per tornare al paese natio. In questo tragitto Anastasia, la protagonista, racconta la sua appartenenza a una cultura e a un popolo arrivato in Italia dall’Albania nel XV secolo a seguito delle persecuzioni ottomane. I suoi occhi scuri, luminosi e fieri, sono gli stessi della sua gente abituata a lottare e a resistere ai soprusi. Non è un caso che le persecuzioni contro i cristiani siano un fil rouge della storia. Subito dopo la seconda guerra mondiale infatti in Albania i partigiani comunisti di Enver Hoxa tornano alla carica requisendo mobili, suppellettili e oggetti sacri nelle case dei cristiani. Dopo aver perso tutto i seguaci del vangelo guardano senza paura i loro aguzzini e si fanno il segno di croce, quasi a dire: “La Fede non ce la potete togliere”.

 

In sottofondo, tra il rumore delle rotaie e il fischio del treno, si sente una musica tipica che evoca ricordi e provoca un moto interiore. Si sente la nostalgia per il paese, (uno dei significati di Hora è appunto paese), il posto dell’anima, un microcosmo fatto di persone e luoghi che si portano sempre nel cuore, proprio come ha cantato in maniera magistrale Francesco Guccini: “E te li senti dentro quei legami, i riti antichi e i miti del passato. […] La casa sul confine dei ricordi la stessa sempre come tu la sai e tu ricerchi là le tue radici se vuoi capire l'anima che hai”.

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