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piano di rilancio

Bertini sul Maggio "Servono i giovani talenti"

L'esempio è quello del teatro La Fenice
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Si continua a parlare di Maggio Musicale fiorentino, ma non tanto per i suoi spettacoli, quanto  per il suo bilancio in rosso. Solo ieri il sindaco Renzi insieme alla sovrintendente Colombo ha presentato alla stampa e ai cittadini il piano di rilancio della fondazione. Oggi sulla questione interviene Stefano Bertini, consigliere di Fli che propone di puntare sui giovani  talenti per rilanciare la produzione e la vendita di biglietti:

“Preoccupa  sinceramente la situazione del Maggio - dice appunto Bertini -  Soprattutto il modo, assai approssimativo, estemporaneo con cui si cerca di arginare una crisi che da anni è un cancro di questa che è stata e poteva continuare ad essere una meravigliosa realtà della cultura fiorentina e non solo.
Preoccupano gli sprechi di tanti anni, preoccupa l’elevatissimo numero di dipendenti, preoccupa anche un riferimento comparativo con teatri nazionali di analoghi o di più levate dimensioni e importanza e preoccupa sinceramente la mancanza di contenuti validi nella programmazione del teatro.
Come ci insegna anche la Fenice, ma come è nella logica istintiva delle cose, la gestione proficua e consapevole di un teatro deve passare necessariamente attraverso una programmazione interessante, stimolante e di contenuti che sappia attirare l’attenzione dell’utenza.
Per restare in paragone con il teatro della Fenice non possiamo non notare che le aperture di sipario di quel teatro sono il doppio di quelle del Maggio; con una diversificazione tra opera danza e balletti e altro. Quindi ha ragione chi da tempo sostiene che si possono anche fare tagli consistenti a patto che la Direzione e il CDA presentino un piano artistico triennale che punti a rilanciare qualitativamente il teatro. E’ infatti nella naturale logica delle cose che un teatro funzioni quando riesce a vendere molti biglietti e riesce conseguentemente ad offrire a tale scopo spettacoli che abbiano un indubbio interesse culturale. Sotto questo profilo non è nemmeno condivisibile la teoria di chi ritiene che un aumento numerico delle programmazioni comporti un aumento insostenibile dei costi, perché ciò dipende essenzialmente dal tipo di opera che si intende rappresentare. Si pensa per esempio di mettere in scena il “Viaggio a Reims” di Rossini, ma ciò comporterebbe senza dubbio costi elevati e insostenibili almeno in questa fase, mentre si potrebbe ragionevolmente optare per una programmazione meno costosa ma comunque altrettanto allettante.
In riferimento a ciò, se ancora vogliamo prendere come modello il teatro la Fenice che andrà a pareggio di bilancio il prossimo anno, vediamo che questo teatro ha programmato attraverso la sua Fondazione una serie di spettacoli in cui ha lasciato spazio ai giovani dell’Accademia e del Conservatorio di esprimere in tal modo le loro eccellenze, e tali spettacoli hanno senza dubbio un costo assai limitato stimolando comunque al contempo interesse nell’utenza”

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