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Cosa è successo quella notte?

Magherini, mistero al Caffè Curtatone. Troppe 'bugie' in quella testimonianza (2)

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

 

INCHIESTA ESCLUSIVA ILSITODIFIRENZE.IT - SECONDA PARTE (LEGGI LA PRIMA PARTE)

Così ho deciso di andare al Caffè Curtatone. Era il 28 ottobre scorso, verso le 18 del pomeriggio. Mi sono avvicinato alla cassa e presentato come giornalista. Ho trovato una signora , che non era la direttrice/testimone/fidanzata del carabiniere, perchè non la riconoscevo nella foto del profilo di Facebook. Era la titolare del locale. Così mi ha detto, e poi anch'io ne ho trovato conferma.

 

Le ho spiegato che mi stavo occupando con alcuni articoli del caso della morte di Riccardo Magherini.

 

La signora ha subito collegato la storia che le avevo accennato ad una puntata de Le Iene vista in televisione. Ne era rimasta molto colpita.

 

Allora le ho chiesto se sapeva o poteva raccontarmi qualcosa in più di quell'alberello rubato dall'esterno del suo locale verosimilmente da Riccardo Magherini la notte in cui poi è morto. “Quale alberello rubato?”. Quello del suo locale. Ma la titolare non sapeva niente. E' apparsa totalmente ignara della cosa. “Che c'entra? Mi spieghi?”. “Come che c'entra signora?” le ho domandato un po' attonito. “Una persona che lavora qui ha dichiarato in una testimonianza che le ha nno riferito che Magherini era passato da questo bar in quella notte rubando verosimilmente un alberello”. “Non so nulla, ma che sta dicendo?” continuava a ripetermi la titolare del Caffè Curtatone in un dialogo surreale.

 

Le ho detto che ero certo di quello che stavo dicendo. Assolutamente certo che nel fascicolo sulla morte di Magherini c'era una testimonianza della direttrice del Caffè Curtatone che riferiva che verosimilmente il 40enne fiorentino si era reso protagonista di un furto di una pianta fuori dal bar la notte in cui poi ha trovato la morte in Borgo San Frediano.

 

“Ma la denuncia del furto avrei dovuto farla io” continuava a ripetermi la titolare. “E nessuno l'ha fatta, nessuno mi ha detto niente, ora sento in direzione, lei può tornare domani?”. Certo.

 

Prima di andarmene le faccio un'ultima domanda. Le chiedo se per caso una delle sue dipendenti, la direttrice per l'esattezza, è fidanzata con un carabiniere. “Sì” è la risposta della donna. “A domani, signora”.

 

Me ne vado domandandomi perchè la titolare del bar non sapeva niente di quello che era accaduto quella notte? Eppure la sensazione che ho avuto è quella che stesse raccontando tutto in assoluta buonafede.

 

Di certo c'era, che nessuno in quel bar sapeva di questo alberello rubato. Sono passati mesi è vero, ma si parla di un uomo che poi è morto circa un'ora dopo essere passato da quel posto. Penso quindi che chi lo avesse visto e lo avesse associato a quella scena probabilmente se ne sarebbe ricordato considerato quello che è successo.

 

Torno il giorno dopo sempre nel pomeriggio al Caffè Curtatone. C'è sempre la titolare alla cassa. E' cordiale. Breve conversazione dove mi ripete che nessuno sa niente dell'alberello rubato. “La denuncia avrei dovuto farla io perchè sono l'amministratrice”. E di certo questa signora non ha denunciato il furto perchè non è mai stata informata di quello che è successo. O non è successo.

 

Ma allora perchè la direttrice del suo bar dice quelle cose in un verbale davanti alla polizia giudiziaria?

 

Le mostro la foto di Riccardo Magherini cercandola su Google. E davanti ad un'immagine la donna ha riconosciuto Riccardo Magherini come un cliente del bar. E' rimasta scossa dall'apprendere quella notizia.

 

Ma quello che mi faceva credere che mi stesse dicendo la verità è perchè ha cambiato espressione del volto su una di quelle foto che non erano 'girate' troppo dopo la morte dell'uomo.

 

Fa vedere subito l'immagine ad alcune cameriere e trova conferma. Magherini era un cliente di quel bar. “Alle colazioni” mi dice. Non collegava il nome al viso delle immagini più 'viste' e passate dai giornali e tv in quei giorni. Anche lei resta un po' incredula davanti a questa situazione.

 

Strano. Che non sappia niente. Che non sia stata informata di un furto. Che la testimone/direttrice è anche fidanzata con un carabiniere che svolgerà le indagini. E che questo non lo dirà nel verbale di testimonianza. E fermiamoci qui, per il momento.

 

A questo punto, per togliermi qualche dubbio in più, chiedo alla titolare se la direttrice/testimone è per caso fidanzata con un carabiniere. La risposta è affermativa. Nomi e cognomi della coppia. Senza esitazioni. Confermati anche da altre cameriere presenti. “Lui è del Ris” dirà precisamente. Lo chiamano per nome. Anche un barman lo descrive con confidenza. “Viene spesso qui”. Non ci sono dubbi sul loro rapporto.

 

Arriva quindi un'altra conferma della mancanza di riscontri sulle dichiarazioni della direttrice/testimone. Lascio il caffè Curtatone con la sicurezza che Riccardo Magherini frequentasse il bar e che questa persona ha detto una 'bugia' alla polizia giudiziaria quantomeno sui suoi rapporti con le forze dell'ordine.

 

E se mente su questo può mentire anche su altro. Ne sono convinto.

 

Così torno al caffè Curtatone un'altra volta. Nell'arco di pochissimi giorni. Parlo nuovamente con la titolare. Che mi chiede se sono realmente sicuro di questa storia. Mi dice che ha parlato con alcune persone e le hanno detto di fare massima attenzione. A quel punto le mostro la fotografia dell'intestazione del verbale in cui la sua direttrice cita quei fatti ed il caffè Curtatone. Verba volant scripta manent.

 

E la reazione della titolare è stata di assoluto stupore. Davanti alla prova che le stavo dicendo cose realmente trascritte su un verbale di polizia giudiziaria l'ho vista smarrita per un attimo. Incredula di non sapere niente.

 

“Signora, non sarei mai venuto qua se non ne avessi avuto il motivo” le spiego. E allora a questo punto le chiedo chi lavorava quella notte. Chi c'era di turno al caffè Curtatone tra il 2 e 3 marzo 2014? “Mi informerò e le farò sapere, a questo punto voglio vederci chiaro anch'io”.

 

La titolare è indispettita dall'uso personale del bar che la direttrice/testimone/fidanzata ha tratteggiato. “Il mio bar” è stata l'espressione che le ha dato fastidio. Mi rendo conto che davvero vuole capire meglio.

 

Ma prima di andarmene mi rivolge una domanda che mi lascia inquieto. “Chieda alla famiglia di Riccardo se per caso c'entra un ciondolo?”. “Che ciondolo signora?”. “Chieda alla famiglia se c'entra qualcosa”. Alla famiglia ho domandato ma questo ciondolo non è stato ritrovato tra le cose di Riccardo Magherini.

 

Passa ancora qualche giorno ed il 19 novembre ricevo una mail dalla titolare del caffè Curtatone. “Era di turno la persona che lei sa”. Cioè la testimone/direttrice/fidanzata di un carabiniere.

 

Il giorno dopo torno al bar. Parlo con la titolare che conferma i miei timori. La notte tra il 2 e 3 marzo è di turno proprio. “Ho visto che ha firmato lei la chiusura sugli scontrini. Aveva ragione” mi dirà. Un dubbio che la donna ha voluto fugare anche per sé. Nell'appuntamento precedente, ai primi timori a riguardo, aveva immediatamente controllato l'agenda dei turni alla cassa. Il mese di marzo era strappato. E non fu possibile avere una risposta immediata. Ma dopo le “verifiche in amministrazione” non c'erano altri dubbi.

 

Quindi c'era lei, la direttrice/testimone, di turno quella sera. Altra bugia. Perchè nelle dichiarazioni davanti alla polizia giudiziaria afferma di aprire il bar la mattina del 3 alle 6.

Perchè dice questo se è avvenuto il contrario? Perchè queste bugie?

 

E' lo stesso 'perchè' che ci viene in mente pensando al suo fidanzamento con un carabiniere. Perchè a domanda precisa risponderà che non ha rapporti particolari con appartenenti alle Forza dell'Ordine quando invece è fidanzata, legittimamente sia chiaro, con quel maresciallo della sezione scientifica che andrà in Borgo San Frediano quella notte a 'repertare' i luoghi dei fatti.

 

Non ottengo altre informazioni più precise su quella sera. Solo una ricostruzione. La mattina del 3 si parlava molto di Riccardo Magherini al caffè Curtatone. Molto. Qualche voce ha parlato di una chiamata fatta al Ris. “Chiacchiere da bar”? Quelle stesse citate dalla testimone/direttrice nella sua deposizione? Eppure sembrerebbe che proprio la diretta interessata abbia riferito di quella chiamata. Ma conferme o smentite potrebbero arrivare soltando da chi quella sera era presente al caffè Curtatone. Clienti o dipendenti che siano. Qualcuno che ha visto o non ha visto quello che è successo al bar.

 

Non ottengo, nonostante le insistenze, nessuna nuova notizia su quel 'ciondolo' che la titolare mi ha chiesto. Eppure c'è un altro testimone che lo vedrà intorno alle 1 di quella notte, citato negli interrogatori, ma mai sentito ufficialmente in procura, che riferisce di aver visto “un ciondolo, tipo una catenina” al collo di Magherini quella sera. E questo testimone starà proprio faccia a faccia con il 40enne fiorentino in Borgo San Frediano pochi minuti prima dei tragici fatti.

 

Certo è che questa testimonianza, completamente trascurata dalla Procura di Firenze, lascia spazio a dubbi e domande. Eppure prima di morire a San Frediano Magherini avrebbe rubato un alberello fuori dal Caffè Curtatone. Ma nessuno verifica questa informazione. Così come non viene verificato il contenuto di questa testimonianza.

 

Chi parla fa mettere a verbale dichiarazioni diverse dalla verità. Perchè?

 

Quel fidanzamento con il carabiniere 'beccato' su Facebook e confermato da tutti i dipendenti presenti nelle mie visite al Caffè Curtatone. Quei racconti della mattina del 3 fatti dai clienti e fatti mettere a verbale non sono credibili. Lei che lavora al bar la notte della morte di Riccardo Magherini e che invece, nella testimonianza, dirà solo di aprire il locale la mattina dopo. Lati oscuri di una storia ancora più oscura.

 

Fatti che si verificano proprio nell'orario in cui la Procura non riesce a collocare il 40enne fiorentino.

 

E allora, dopo aver letto gli atti ed essere venuti a conoscenza di queste informazioni, appare legittimo porsi delle domande. Perchè chi testimonia racconta queste bugie? Magherini ha rubato una pianta e nessuno ha chiamato i carabinieri o la polizia? Qual'è stata la reazione nel bar? E se invece qualcuno dopo questo furto lo avesse inseguito? Lui parlava proprio di qualcuno che lo seguiva minacciandolo. “Mi vogliono sparare” urlerà l'uomo a squarciagola quella notte.

 

Ma perchè non è stata verificata questa testimonianza? Perchè nessuno ha cercato di capire perchè Magherini diceva di essere inseguito e che qualcuno voleva sparargli? Magherini è solo un pazzo 'fatto' di cocaina? Credo di no. Anzi. Sono convinto che abbia subito davvero qualcosa quella notte.

 

Anche per questo è fondamentale ricordare come tra le 00.30 e le 00.45, alle 00.40 dirà precisamente il passeggero dell'auto, Riccardo Magherini viene visto strattonarsi sul ponte Vespucci con un'altra persona. A raccontare la scena è il ragazzo che guida una Fiat Punto sulla quale salirà di corsa il 40enne fiorentino. Prima di montare sull'auto, un terzo passeggero, racconterà che Riccardo Magherini si è aperto all'improvviso la camicia, si è guardato addosso per poi farsi il segno della croce e salire in macchina. “Mi vogliono sparare, portatemi alla polizia” saranno le sue prime parole su quell'auto.

 

Cosa è successo davvero? L'8 gennaio l'udienza preliminare con la richiesta di rinvio a giudizio con l'accusa di omicidio colposo per quattro carabinieri e tre volontari della Croce Rossa. Ad uno dei militari vengono contestate anche le percosse. Urge verità.

 

Ogni riferimento a persone e fatti citati è provabile documentalmente. 

 

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LEGGI LA TESTIMONIANZA DELLA DIRETTRICE DEL CAFFE' CURTATONE

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