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Opera di Fabio Mauri

Giorno della Memoria: in Palazzo Vecchio in mostra il ‘Muro del pianto’

L'appello di Nardella agli studenti toscani: “Scrivete sulla porta di casa ‘Qui c’è un antifascista’”
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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

In occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria 2020, da ieri e fino al 23 febbraio, il Museo di Palazzo Vecchio accoglie nella Sala dei Gigli l’installazione 'Il Muro Occidentale o del Pianto' di Fabio Mauri, un progetto Museo Novecento OFF ideato e curato dal direttore artistico del Museo Novecento Sergio Risaliti.

Ieri l’inaugurazione dell’installazione, alla presenza degli assessori del Comune di Firenze Tommaso Sacchi e Sara Funaro insieme al direttore Risaliti. Presente anche il professor Giacomo Marramao, filosofo legato all’artista romano da una lunga amicizia.

Fabio Mauri (Roma 1926 - 2009), protagonista del ciclo Solo al Museo Novecento (dal 24 gennaio al 30 aprile 2020) e tra i maggiori esponenti delle neoavanguardie del secondo Novecento, ha a lungo affrontato nella propria parabola creativa i percorsi delle ideologie e il tema della memoria, interrogandosi sul ruolo del “male” nella storia dell’umanità.

L’installazione Il Muro Occidentale o del Pianto è un muro di quattro metri, formato da un cumulo di valigie e bauli accatastati in modo ordinato, di differenti dimensioni e materiali (legno, cuoio, tela). Fu presentata per la prima volta da Mauri nel 1993 alla XLV Biennale di Venezia. In seguito è stata installata nel 2011 al MAXXI di Roma e di nuovo a Venezia alla Biennale del 2013. Di forte impatto, richiama i temi dell’esilio, dell’esodo forzato, delle migrazioni, restituendone varietà e complessità.

 

 

Ieri mattina, al Mandela Forum di Firenze, il sindaco Dario Nardella è intervenuto appellandosi ai 7.000 studenti toscani presenti al meeting promosso dalla Regione Toscana per celebrare il Giorno della Memoria.

 

“Mettete davanti a casa, sulla porta, la scritta ‘Qui c’è un antifascista’”. È l’appello del Primo cittadino.

Il sindaco ha invitato i giovani a fare “come ha fatto il mio amico e collega sindaco di Milano Beppe Sala, in risposta a quella vergognosa scritta che è stata apposta davanti alla casa del figlio di un ex deportato a Mondovì. Anche queste sono risposte efficaci, simboli che ci servono ad avere una memoria collettiva, e a coltivarla: senza memoria non c’è futuro”.

“Quando succede quello che è accaduto a Mondovì - ha spiegato il sindaco - vuol dire che la memoria ce la stiamo dimenticando. Però, e i fatti lo hanno dimostrato in più occasioni, c’è sempre la forza e la reazione a tutto questo. L’unico antidoto contro l’odio e la violenza è l’amore e il rispetto degli altri. Perché se c’è amore c’è anche memoria”.

“Il 27 gennaio di ogni anno ricordiamo innanzitutto fin dove può arrivare e dove ci può portare l’odio, la rivalità umana nel senso più brutale - ha detto il sindaco -. La libertà non si conquista per sempre, si conquista ogni giorno come ci ha ricordato Primo Levi e ciò che è accaduto può accadere in ogni occasione”. “Se perdiamo la memoria annientiamo il futuro - ha continuato Nardella -. La memoria ce l’abbiamo, ma a volte la dimentichiamo, la nascondiamo nei cassetti, la mettiamo sotto terra. La memoria è gratis, ce l’abbiamo a disposizione: basta aprire un libro, accendere la tv, basta parlare con chi ha vissuto e chi ha visto. La memoria è nostra, abbiamo il diritto a ricordare, ma spesso ci dimentichiamo”.

“In Toscana, in Italia e in tutta Europa i casi di violenza a sfondo xenofobo, di minacce legate a forme di discriminazione e razzismo stanno aumentando - ha spiegato il sindaco - in modo preoccupante e i testimoni stanno facendo di tutto, a cominciare da Liliana Segre, per tenere viva la memoria. Adesso tocca a noi, a chi ascolta, ricordare e fare qualcosa di concreto. Se non ci fosse stata la memoria non avremmo potuto rispondere ai tanti casi di violenza o razzismo”. “Incontrare i giovani è fondamentale - ha concluso il sindaco Nardella -, come sono importanti i viaggi che organizziamo in Polonia, Austria e Italia nei campi di concentramento e di lavoro. Anche quello è un antidoto; bisogna essere perseveranti, goccia dopo goccia, passo dopo passo, solo mantenendo la memoria e compiendo questi atti forti con i giovani possiamo cambiare quello che avviene”.

Dopo il Meeting della Memoria il sindaco Dario Nardella ha partecipato alla cerimonia al binario 16 della stazione di Santa Maria Novella, da cui il 9 novembre 1943 partì, verso i lager nazisti, il convoglio degli ebrei fiorentini. Presenti, tra gli altri, anche l’assessore alla Memoria Alessandro Martini e l’assessore all’Educazione Sara Funaro.

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