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Elezioni amministrative

Dario Nardella, una lista civica da 10 e lode. Quale candidato annuncerà domani Giorgia Meloni?

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

di Christian Campigli - Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Pochi detti si adattano così bene alla personalità di Dario Nardella. Uomo solo apparentemente mite e timoroso delle competizioni.

 

Al contrario, il primo cittadino di Firenze è il classico esempio di acqua cheta che rompe i ponti, sempre per restare nell'ambito della saggezza popolare. Fino a gennaio la sua popolarità era ai minimi da cinque anni, soprattutto per colpa dei notevoli ritardi sui lavori della tramvia. L'attuale sindaco ha covato, in silenzio, rabbia e insoddisfazione, sentimenti che si sono trasformati in voglia di lottare per la campagna elettorale appena iniziata.

 

Nardella sa di trovarsi in una posizione scomoda. Se vincerà, in città e sui giornali si dirà che era un risultato ovvio, scontato, perché “Firenze è un'altra cosa” (un concetto semplice, che a Roma però spesso non viene compreso). Se perderà sarà ricordato nei libri di storia come chi “non ha saputo arginare la discesa dei barbari”. Responsabilità che toglierebbero il sonno a molti. Ma che invece sono diventate benzina per l'ex violinista.

 

Ieri ha presentato una lista civica interessante, piena di volti della società civile, ben equilibrata. Insomma, azzeccata sotto ogni punto di vista. E che, nelle aspettative dei simpatizzanti di centro sinistra, mira ad arrivare in doppia cifra. La punta di diamante è rappresentata da Alessandro Martini, direttore della Caritas, un portafoglio di voti stimabili tra gli ottocento e i mille. Tanti, tantissimi per un non politico. Un autentico fuoriclasse della preferenza.

 

C'è poi l'ex calciatore, Alberto Di Chiara, che nulla sa di politica ma che nel fritto misto ci sta sempre bene col suo sorriso dilagante. Un giornalista capace, esperto e da sempre vicino a certi valori progressisti come Francesco Sangermano. E poi tante donne, alcune anche molto belle, tutte di sicuro carismatiche e pronte alla battaglia.

 

Domani, quando verrà Giorgia Meloni a Firenze per un incontro sul tema della famiglia, alla domanda sul candidato sindaco di Firenze il leader di Fratelli d'Italia farà il nome di Paolo Marcheschi o quello di Ubaldo Bocci? Fino a ieri l'accordo su mister Azimut pareva fatto. Mancava sì, la bolla papale. Ma era pura forma. Poi nel tavolo nazionale i leader dei tre partiti di centrodestra hanno messo in discussione il nome del governatore del Piemonte. E anche la vicenda fiorentina ha subito un (piccolo?) rallentamento.

 

Rallentamento che diventerebbe al contrario enorme di fronte all'ammissione della Giorgia nazionale di una situazione di stallo. O che, peggio ancora, ritirasse fuori il candidato di bandiera.

 

Perché, come diceva Giorgio Gaber nel 1981, “l'attesa è una suspance elementare, è un antico idioma che non sai decifrare, un'irrequietezza misteriosa e anonima, è una curiosità dell'anima”.

 

Christian Campigli

 

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