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Ieri

Le Chiavi della città di Firenze a David Sassoli

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

“Per il costante impegno da dedicato alle istituzioni comunitarie e per il conseguimento di significativi risultati a favore di un’Europa unita, pacifica, inclusiva e aperta al dialogo con i popoli vicini”.

È questa la motivazione letta dal sindaco Dario Nardella al momento della consegna delle Chiavi della città di Firenze a David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, che si è svolta ieri nel Salone Cinquecento al termine del consiglio comunale straordinario su “L’eredità di Giorgio La Pira nell’Europa di oggi”.

 

La seduta, cui erano presenti anche rappresentanti di numerosi comuni toscani, si è aperta con i saluti istituzionali del presidente del consiglio comunale Luca Milani, a seguire un breve video sulla figura di La Pira e l’intervento del sindaco Nardella. Hanno poi preso la parola i capigruppo, il presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni in rappresentanza dei colleghi delle altre circoscrizioni, il presidente dell’Istituto Universitario Europeo Renaud Dehousse e infine l’intervento di Sassoli.

Il consiglio comunale straordinario si è chiuso con la cerimonia di consegna delle Chiavi della città, riproduzione fedele delle chiavi delle antiche porte di Firenze,  da parte del sindaco Nardella al presidente del Parlamento Europeo.

Questo l’intervento del sindaco Dario Nardella.

 

Per me è prima di tutto una grande emozione essere qui a portare qui il saluto alla giunta, al consiglio, a tutti voi in un’occasione davvero speciale. Ce ne siamo resi conto da questo bellissimo documentario che ho visto altre volte ma che non smetto mai di apprezzare dal titolo “Una voce fuori dal coro, fantasia al potere”. Ma forse non è solo fantasia, ma anche spiritualità, umanità anche visione. Sicuramente La Pira era tante cose era prima di tutto un visionario. Riusciva a sintetizzare nella sua azione i bisogni e le necessità della Città che amministrava: dagli interventi infrastrutturali come la realizzazione del quartiere dell’Isolotto, il completamento del Mercato di Novoli, la ricostruzione dei ponti distrutti dalla guerra alla promozione di grandi temi internazionali  ponendosi come mediatore in Italia e nel mondo per risoluzione dei conflitti. Aveva infatti compreso l’interdipendenza degli Stati e dei popoli e si fece promotore di un’importante azione diplomatica e di dialogo su piani economico, culturale, spirituale, quale strada difficile ma necessaria per la risoluzione delle tensioni e dei conflitti. Se ci pensiamo è incredibile come le battaglie di La Pira oggi siano quanto mai attuali: le domande che ci poniamo sono quelle che nascono dalla sua azione, dal suo comportamento. Oggi il ministro dell’Interno ritirerebbe il passaporto a un manager di una grande azienda multinazionale che in Italia manda a casa duemila persone e nella disperazione duemila famiglie? Oggi un sindaco di una grande città sarebbe accolto da un primo ministro di un paese in guerra per parlare di pace? Oggi sarebbe immaginabile una città intera che manifesta per gli operai della propria fabbrica? Sarebbe pensabile che in base alla legge un amministratore pubblico possa requisire delle proprietà per darle a chi ha davvero bisogno? Credo che questi interrogativi non siano affatto rituali, ma siano pieni di sostanza e di attualità. Anzi è fondamentale attualizzare il pensiero lapiriano all’interno delle nostre vite e delle nostre azioni istituzionali e all’interno delle politiche europee come un potente fattore di rilancio dei valori fondanti dell’UE. È necessario più che mai dare concretezza al pensiero europeista lapiriano per perseguire il suo modello di azione. L’Europa può e deve farsi portatrice con rinnovata forza dei suoi valori fondanti: prima di tutto la pace. Si tratta dell’unico grande processo di pace, di federazione tra stati della recente storia dell’umanità. Un processo a cui guardano da altri continenti con ammirazione, per esempio il Sud America. L’ammirazione di una Europa che è riuscita a tenere insieme popoli e nazioni ed è riuscita ad assicurare un lunghissimo, mai eguagliato prima, periodo di pace. Un’Europa dei popoli e nazioni capace di proporsi come modello e guida alla risoluzione delle tensioni geopolitiche internazionali che proprio oggi si stanno verificando, praticando il dialogo e la paziente negoziazione. Perché la negoziazione non è una pratica disdicevole, al contrario è l’inveramento di un confronto politico tra posizioni diverse che devono trovare un punto di sintesi. Anche tramite azioni che non siano mere prese di posizione simboliche, ma iniziative concrete ed efficaci al fianco dei principali attori mondiali per cooperazione e risoluzione dei conflitti.

Ne vediamo tutti la necessità di fronte alla crisi curda e al mutato ruolo degli Stati Uniti nella politica internazionale. Un ruolo che ci preoccupa e lo dobbiamo dire con grande sincerità e grande rispetto per il popolo americano. Se gli Stati Uniti decidono di non esercitare più direttamente il ruolo di salvaguardia e difesa dei diritti fondamentali nel mondo, di protagonista dello scacchiere internazionale, di tornare alla vecchia pratica di autarchia tutta rivolta all’interno dei confini, allora oggi più che mai deve crescere in questo senso il peso dell'Europa. Anche perché le più grandi tensioni e conflitti sono alle nostre porte, ad un passo da quel Mar Mediterraneo così caro a La Pira stesso, tanto da chiamarlo “grande lago di Tiberiade”.

Il Sindaco Santo, infatti, aveva compreso benissimo la necessità di far dialogare città e nazioni che si affacciano sul mediterraneo. Pensate che qui a Palazzo Vecchio La Pira organizzò nel 1952 il Primo Convegno internazionale per la pace e la civiltà cristiana, nel 1955 il Colloquio tra i Sindaci delle Capitali e dal 1958 i Colloqui Mediterranei. Sono tappe di un percorso che ha seguito una strada, una visione con linearità e determinazione.

Sulla scia della tradizione di La Pira, dal 2015, riconoscendo nella diplomazia delle città un ruolo chiave per la crescita delle comunità locali, Firenze ha ospitato la conferenza internazionale Unity in Diversity che accoglie sindaci da tutto il mondo per discutere sui temi del dialogo e della cultura, media e democrazia, sul ruolo dell'arte, della scienza e della ricerca per una coesistenza pacifica.

Proprio durante un'edizione di Unity in Diversity venne qui a trovarci in Palazzo Vecchio la sindaca di Diyarbakir e il sindaco di Kobane. La prima qualche anno fa è stata reclusa in prigione, mentre il secondo ancora oggi vive il dramma di una guerra scatenata senza un motivo plausibile, comprensibile e non certo accettabile. Allora parlammo di come rilanciare il sistema educativo in un territorio che subiva gli attacchi del fronte terroristico dell'ISIS contro il quale proprio il popolo curdo riuscì a schierarsi con grande coraggio. E tutti i sindaci presenti sottoscrissero un documento per contribuire economicamente con i loro bilanci alla ricostruzione delle scuole di Kobane. Oggi rilanciamo da Firenze questo impegno. Richiameremo qui tutti i sindaci che hanno partecipato a quella conferenza perché si ritrovino nuovamente le risorse e si ricostruiscano nuovamente le scuole distrutte a Kobane, a Diyarbakir e in tutte le città del Kurdistan. Chiudo proprio con il pensiero di La Pira sui sindaci e sulle città. La Pira diceva “signori i regni passano, le città restano. I regni cambiano i confini, gli stati cambiano forma monarchie o repubbliche, le città sono sempre lì. Le città vengono distrutte ma si ricostruiscono. Ci sono città che sono state distrutte più volte e che si ricostruiscono. Oggi le città non sono più città-stato, non hanno eserciti, non hanno mura per difendersi dagli stranieri, sono volutamente inermi perché sono aperte e multiculturali per definizione. Le città non hanno gli eserciti per attaccare, ma hanno case, palazzi, piazze per ospitare. Credo che l’Europa oggi nel vivere questa nuova epoca possa davvero trovare nelle città, nei loro sindaci, nelle loro comunità dei grandi alleati per ridare quel senso di appartenenza a quel progetto straordinario che oggi più che mai non può cedere il passo, un progetto che deve crescere. Se gli stati comprenderanno la forza dell’alleanza delle città che su tanti temi come l’ambiente, i conflitti militari, l’integrazione possono dare un contributo credo che l’Europa sarà migliore di ieri e capace di inaugurare un nuovo grande lungo periodo di pace e di prosperità. Siamo davvero orgogliosi di averla qui Presidente in questo ponte ideale che la lega a La Pira, credo sia un onere oltre che un onore. Speriamo che Lei possa portare nel Parlamento e nelle istituzioni europee il messaggio, il valore, lo stile, la sobrietà e la concretezza, il coraggio di Giorgio La Pira.

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