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Basilica di San Lorenzo

Valdo Spini: "Lasciamo stare ser Filippo Brunelleschi"

Rifare la facciata secondo i disegni di Michelangelo: uno dei tre punti del masterplan di Renzi su San Lorenzo
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Completare l'incompleto, un'illuminata e ambiziosa operazione artistica o una violenta manomissione? Un tributo 'a posteriori' alle intenzioni originarie o piuttosto una bieca e miope operazione commerciale dell' era contemporanea? E infine a chi appartiene davvero un'opera d'arte, all'umanità o prima ancora allo spirito di chi l'ha creata e mai finita?
Questi e molti altri gli interrogativi che ha suscitato l'annuncio di Matteo Renzi in Consiglio Comunale quando, illustrando il suo master plan su San Lorenzo, tra i punti in programma c'era quello di portare a compimento a 500 anni di distanza, la facciata in marmo della Basilica di San Lorenzo mai realizzata e progettata da Michelangelo nel 1515. 5 anni di tempo per prendere una decisione e saranno proprio i fiorentini a scegliere. Come? Attraverso un referendum, almeno queste sono le intenzioni del Sindaco.

Intanto oggi arrivano dalla politica e non solo le reazioni del giorno dopo. Tra i primi a prendere parte al dibattito è Valdo Spini che annuncia la sua contrarietà al progetto e ne spiega i motivi in una nota dal titolo 'Lasciamo stare ser Filippo Brunelleschi'

"Nel dibattito in corso su San Lorenzo - dice Spini -  non dobbiamo dimenticare che la facciata di quella chiesa non è un’ incompiuta qualsiasi. È un incompiuta di ser Filippo Brunelleschi il grande architetto che ha lasciato un’ orma indelebile nella storia dell’umanità. Anzi, è stato Francesco Gurrieri nel volume dedicato dalla (fu) Banca Toscana  alla chiesa di San Lorenzo a ricordarci che nella dialettica tra compiuto e incompiuto presente in  varie opere del grande artista, vi è probabilmente anche un significato simbolico e/o artistico . Non è del resto casuale che sul problema della facciata di San Lorenzo si cimentarono invano, via via non solo Michelangelo, ma anche Raffaello, Giuliano da Sangallo  ed altri , fino ad arrivare ai tentativi del Poccianti nell’800, in epoca granducale.

Non possiamo considerare certamente l’ incompiuta di Brunelleschi come qualcosa di brutto o non artistico. Un conto infatti è pensare ad una sperimentazione di un qualcosa di effimero come può essere la riproduzione del progetto di Michelangelo in un evento sulla facciata. Un conto è invece modificare  un capolavoro architettonico così come si presenta da cinque secoli.

Altrimenti dovremmo metterci a costruire le altre incompiute: il Carmine, le fiancate di Santo Spirito e magari riprendere il dibattito sul cotto in Piazza Signoria. O magari dovremmo metterci a ricostruire le torri che la ritirata tedesca ha fatto saltare nel centro storico così potremmo avere una sorta di San Gimignano a Firenze e la felicità del turista sarebbe completa.

Di ben altro invece dovremmo preoccuparci - conclude Spini -  ad esempio di quell’ingresso della Cascine che il passaggio della tramvia ha irreparabilmente compromesso. Ma  di quello ormai si parla poco, nonostante i continui richiami al Poggi e al centocinquantesimo dell’Unità d’Italia".

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