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Susini Group

Cosa sono i contratti collettivi? L'articolo di Sandro Susini, consulente del lavoro

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Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it

Nel consueto approfondimento settimanale, Sandro Susini, consulente del lavoro e fondatore di Susini Group, spiega la funzione del contratto collettivo e tutte le sue forme di applicazione in ambito lavorativo.

 

Cosa è un Contratto Collettivo?

Il contratto collettivo è lo strumento mediante il quale le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro definiscono in modo uniforme, in un determinato settore d'attività, la disciplina dei rapporti di lavoro, per tutti gli aspetti non previsti o delegati dalla legge definendo le linee guida degli stessi.

Quanti tipi di Contratti Collettivi esistono?

I Contratti si dividono in “Contratto di I° livello” e “Contratto di II° livello”.

Il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) è quel contratto che viene stipulato a livello nazionale tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le associazioni rappresentanti i datori di lavoro (contratto di I° livello).

Il Contratto Collettivo Territoriale e Contratto Collettivo Aziendale sono, invece, contratti che fanno seguito al CCNL e hanno valore per i lavoratori di un determinato territorio o una singola azienda (contratto II° livello)

Qual è la validità del Contratto Collettivo?

La validità dei Contratti Collettivi è l’efficacia di produrre gli effetti contrattuali nei confronti dei lavoratori e dei datori di lavoro.

L' art. 39 della Costituzione prevede una procedura di registrazione per i sindacati che attribuirebbe loro la possibilità di ottenere la personalità giuridica e la possibilità agli stessi di stipulare contratti collettivi aventi efficacia nei confronti di tutti i lavoratori e datori di lavoro (c.d. efficacia erga omnes). 

Ai fini dell'ottenimento della registrazione, l'organizzazione sindacale dovrebbe rispettare alcuni specifici obblighi procedurali:

1) costituire un organismo di rappresentanza unitaria per la contrattazione;

2) adottare meccanismi di misurazione della rappresentatività;

3) verificare la democraticità interna delle organizzazioni.

L'ordinamento non ha mai dato attuazione, mediante una legge ordinaria, al meccanismo di registrazione previsto dall'art. 39 della Costituzione

Le ragioni della mancata attuazione dell’art. 39 Cost. sono diverse e in parte riconducibili al timore che la registrazione diventasse un meccanismo di controllo del sindacato.

La conseguenza della mancata applicazione dell’art. 39 Cost. è che il contratto collettivo di diritto comune vincola solo le organizzazioni stipulanti ed i loro iscritti e non può avere valore erga omnes.

Per ovviare alla mancata validità erga omnes del Contratto, la legislazione ha provveduto a emanare una serie di normative a sostegno dell’applicazione degli stessi.

L’art. 1 del D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, convertito in Legge 7 dicembre 1989, n. 389 prevede che la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza e di assistenza sociale non può essere inferiore all'importo delle retribuzioni stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, ovvero da accordi collettivi o contratti individuali, qualora ne derivi una retribuzione di importo superiore a quello previsto dal contratto collettivo.

L’art. 10 della Legge 14 febbraio 2003, n. 30 stabilisce che per le imprese artigiane, commerciali e del turismo il riconoscimento di benefici normativi e contributivi è subordinato all'integrale rispetto degli accordi e contratti stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

L’art. 8 del D.L. n. 138/2011 convertito, con modificazioni, in Legge n. 148/2011 sancisce che i contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali vigenti, compreso l'accordo interconfederale del 28 giugno 2011, possono realizzare specifiche intese con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alle predette rappresentanze sindacali, finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualità dei contratti di lavoro, all'adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitività e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all'avvio di nuove attività (..).

 

Quali sono i requisiti di validità di un Contratto?

Il sindacato deve essere comparativamente maggiormente rappresentativo su piano nazionale.

In base all'orientamento della giurisprudenza, la nozione di maggiore rappresentatività va ricostruita in base ai seguenti indici:

a) consistenza numerica del sindacato;

b) equilibrata consistenza associativa in tutto l'arco delle categorie;

c) significativa presenza territoriale distribuita sul territorio nazionale;

d) partecipazione a trattative sindacali e alla stipulazione di contratti collettivi.

 

In presenza di più contratti collettivi potenzialmente applicabili nell’ambito di una stessa categoria merceologica, la legge attribuisce rilevanza solo a quei “contratti collettivi”, che siano stati stipulati dalle “organizzazioni sindacali (…) comparativamente più rappresentative” nell’ambito della categoria stessa.

La scelta del Legislatore non è pertanto volta a individuare il contratto collettivo in assoluto più rappresentativo, ma è invece volta a selezionare una rosa ridotta di contratti collettivi in base agli indici di maggiore rappresentatività comparata dei relativi agenti negoziali.

Quindi ci possono essere diversi contratti collettivi nazionali stipulati da diversi sindacati comparativamente rappresentativi nella categoria.

In giurisprudenza, inoltre, è stato affermato che “non è richiesta alcuna comparazione fra i gradi di rappresentatività delle varie organizzazioni stipulanti ma, più semplicemente, occorre che l’organizzazione stipulante il contratto collettivo in concreto applicato abbia di per sé il carattere della maggiore rappresentatività” (Trib. Milano sentenze n. 3606/2013 e n. 4707/2013).

Ai sensi del Decreto Legislativo n. 151/2015, è previsto che il riconoscimento di qualsiasi tipo di agevolazione legata alla contrattazione di secondo livello è condizionato al deposito telematico del contratto aziendale o territoriale di riferimento.

La circolare n. 3/2020 ribadisce che sussiste “l’obbligo di deposito dei contratti collettivi-aziendali o territoriali-anche nelle ipotesi in cui le parti abbiano liberamente esercitato specifiche prerogative rimesse dalla legislazione vigente alla contrattazione collettiva per derogare alla disciplina ordinaria di alcune tipologie contrattuali.

 

 

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