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Il pericolo della SSI

Concussione cerebrale: in Italia un milione di calciatori a rischio di gravi complicanze

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Lo scontro tra Luca Toni e Glik in occasione di Torino - Fiorentina, che a causa della capocciata reciproca ha costretto entrambi ad abbandonare la partita, ha inevitabilmente portato i media a dibattere sui tempi di recupero di un atleta dopo aver subito un trauma cranico.

Viene in aiuto, per fare un po' di chiarezza, un supplemento alla rivista della Federazione Medico Sportiva Italiana che affronta la Concussione cerebrale, i cui autori sono Roberto Vagnozzi, Stefano Signoretti, Barbara Tavazzi, Andrea Verzeletti, Giuseppe Lazzarino e Maurizio Casasco.

 

La definizione di “concussione” o “trauma concussivo”, si legge, è: il risultato dell’azione di una o più forze meccaniche che agiscono direttamente o indirettamente sulla testa. Un colpo diretto, un urto contro un altro corpo, statico od in movimento, oppure uno scossone subito a seguito di una spinta ricevuta o una brusca decelerazione del capo (colpo di frusta), sono tutti eventi che, producendo improvvisi e bruschi movimenti della testa, possono causare una concussione cerebrale. La durata dei sintomi può variare da pochi minuti a diversi giorni, settimane ed in casi meno frequenti anche mesi. Da un punto di vista clinico, la concussione viene definita come: “un’alterazione post- traumatica dello stato mentale, caratterizzata da stato confusionale ed amnesia a cui si può associare oppure no la perdita di coscienza”.

 

Dallo studio emerge come il trauma concussivo sia troppo spesso sottovalutato e, in molti casi, difficile da diagnosticare nei momenti concitati di una gara, ma il pericolo più grande è rappresentato dalla sindrome da secondo impatto, ossia quando un atleta, dopo aver subito un trauma cranico anche di lieve entità, incorre in un secondo trauma cranico prima che i postumi del primo siano completamente risolti.

Le cellule cerebrali precedentemente coinvolte , benché non irrimediabilmente danneggiate, a seguito di un secondo trauma potrebbero non essere in grado di contrastarlo, con conseguenze gravissime per la loro sopravvivenza. La prognosi della SSI (sindrome da secondo impatto) è caratterizzata da una mortalità che si avvicina al 50%, mentre quasi nella totalità dei casi saranno presenti danni permanenti.

 

Dalla pubblicazione emerge che, in Italia, dei circa due milioni di adolescenti che ogni anno subiranno almeno un trauma concussivo, solo un milione sarà sottoposto all'attenzione del medico. Solo specifici esami clinici possono stabilire quando si è completamente guariti da una concussione cerebrale, non è sufficiente la scomparsa dei sintomi soggettivi e la normalizzazione dei test neuropsicologici. Soltanto l'indagine sul corretto funzionamento metabolico delle cellule nervose può stabilire l'avvenuto recupero.

Ecco perché ogni qualvolta si riporta un trauma che coinvolge la testa bisogna rivolgersi sempre all'attenzione del medico e se si pratica qualsiasi attività in cui sia facile incorrere in ulteriori colpi (diretti o indiretti) alla testa, è obbligatorio svolgere precise indagini prima di riprenderla e comunque attendere sempre il nulla osta dello specialista.

 

 

Si ringrazia per la collaborazione la Dottoressa Lucia Benvenuti.

 

 

 

 

 

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