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La Passione e l'ascesa nel Regno dei Cieli

Mutu: da “untore” a “unto dal Signore”

L'orchestra Viola mai così stonata
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Immagine articolo - italia domani

A meno di un mese da Bologna-Fiorentina, la vicenda Mutu sembrava giunta al termine, ma, come nelle migliori produzioni cinematografiche, il finale è a sorpresa.
Un tuonante Andrea Della Valle, in versione Deus ex machina, aveva lasciato poche speranze al rumeno e tutti erano convinti di non rivederlo mai più con indosso la maglia Viola.
Un'annata sfortunata, i legamenti di Jovetic come antipasto e poi una serie di tegole in testa alla Fiorentina: Montolivo, Vargas, D'Agostino, Gila...quelli che dovevano salvare la barca dagli abissi costretti, invece, ad abbandonarla per primi a causa dei problemi fisici. In mezzo a questo nosocomio, colui che, al rientro dalla squalifica, doveva essere il “salvatore della Patria”, ha invece trasformato il contorno che gravita nell'orbita della società Viola in una primordiale Opéra comique. Mentre la tragedia va in atto, tenori, baritoni ed adolescenti voci bianche modulano accordatissime melodie, ma ognuno in tonalità diverse, generando quel risultato che in musica, per la successione disarmonica delle note, si chiama “cacofonia”. Con la ripresa della stagione lirica, dopo la pausa natalizia, l'orchestra Viola sembra una banda di paese: con Brescia e Lecce si salva dai “buuu” del loggione per il rotto della cuffia. Bisogna correre ai ripari, ed ecco che accade quello che la maggior parte degli spettatori non avrebbe mai ipotizzato: la pecora nera entra in confessionale e ne esce candida come un bianco cigno: benedetto dal confessore Andrea Della Valle, con una specie di catarsi allopatica fatta di redenzione, pentimento, mea culpa e buoni propositi, diventa il figliuol prodigo. Verosimilmente, invece che con dieci Ave Maria ed altrettanti Padre Nostro, se la caverà con un “Lazio” e forse un “Genoa”.
In tre settimane da “untore” a “Santo balsamo”.

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