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Corteo in memoria dei martiri delle foibe

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Immagine articolo - italia domani

Ieri pomeriggio si è svolto a Firenze l'annuale corteo per ricordare i martiri delle foibe e l'esodo di 350mila istriani, dalmati e fiumani che furono costretti ad abbandonare le loro case, per sfuggire alle armate titine che attuarono un genocidio sistematico. Senza nessuna distinzione fascisti, antifascisti, (persino partigiani), cattolici, ebrei, donne, vecchi e bambini, vennero spogliati, legati a catena, mitragliati e precipitati sull'orlo delle foibe. La barbarie slava ci regalava un nuovo verbo, "infoibare", il verbo della carneficina senza giudizio, dell'assassinio collettivo e indiscriminato.
Il lungo corteo ha sfilato compostamente sotto le insegne tricolori, inquadrato e silenzioso, da Casaggì lungo il Mugnone e fino al Largo “Martiri delle foibe”, dove si è tenuto il consueto comizio conclusivo e cantato l’inno nazionale. Giovani e meno giovani, hanno reso giustizia a sessant’anni di oblio sul dramma di tanti fratelli italiani. Il loro ricordo sacrificato alla realpolitik del dopoguerra, alla logica del mondo bipolare che vedeva Tito non più come un nemico perchè uscito dall'orbita staliniana.
Oltre ai locali politici del Centrodestra, ad impreziosire il corteo è stata la presenza di Eugenio Giani, esponente di rilievo del PD e presidente del Consiglio Comunale. Il gesto di questo politico intelligente ha voluto significare la possibilità di una storia comune, condivisibile, che va oltre le tradizionali divisioni politiche. Purtroppo però, poco più in là di Largo Martiri delle foibe, dall'altra parte del fiume, stazionavano i soliti beceri che gridavano slogan volgari, sventolando bandiere rosse e della ex-Jugoslavia, accompagnati dall'inno sovietico.
Un anziano signore sentendosi gridare tornate nelle foibe non è riuscito a trattenere le lacrime e avvicinandosi a noi più giovani ha raccontano di quando i comunisti italiani li accolsero a Venezia con fischi e sputi. Lui all'epoca era poco più di un bambino, uno dei tanti profughi provenienti da Pola, e a distanza di più di mezzo secolo si è sentito trafitto dalle stesse persone che continuano a sventolare le stesse bandiere. Ancora una volta incredulo si è chiesto come potessero essere italiani. Ma la Nazione è madre di tutti e qualche figlio scemo lo deve pur avere.

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